Artemidoro

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Ho fatto un sogno: io che dormivo nel divano, solo stanco e sconfortato..... E nel sogno qualcosa mi diceva: questa è la realtà. Sì ho sognato la realtà. e ora che sogno di essermi svegliato dormo l'ingiusto sonno dei mie sogni.....

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giovedì, 06 novembre 2008
Ho fatto un sogno:
io che dormivo nel divano,
solo stanco e sconfortato.....

E nel sogno qualcosa mi diceva:
questa è la realtà.
Sì ho sognato la realtà.
e ora che sogno
di essermi svegliato
dormo l'ingiusto sonno
dei mie sogni.....
(Arturo Ferrara)

Lo voglio, lo devo dire, spero in maniera dolce, come si usa, politicamente (s)corretta a me di Obama e tanto meno del suo sconfitto rivale non me ne frega niente . E' democrazia quando devi scegliere tra la fame e la sete e le alternative sono sempre due? Sono stanco di vedere giornali con le foto e i pettegolezzi più squallidi, le carriere, la corriera e quant'altro.... Stanco di sentire questi voltagabbana di aria fritta che confidano sulla scarsa memoria della gente, oggi da una parte ieri dall'altra, domani si vedrà....  Gente che tra poco  qua in Italia dovrà stringere la cinghia si compiace come se avesse vinto la Nazionale (non m'interessa poi tanto di più neppure questa cosa)....In Italia, un paese che forse un laureato americano (che non vi sia stato in vacanza) non sa neppure probabilmente localizzare.... dove si sono impossessati tutti della vittoria, uno perchè amico degli amici l'altro perchè ha lo stesso nome il partito! Piccoli uomini, piccole, brutte figure e figuri , sanno bene che nel nostro paese nessuno potrebbe fare la carriera di Obama, imprigionato in leggi e leggine, ambiguissimi decreti, demagogie varie, inserito in caste, baronie,accomodato in burocratiche e poco rischiose posizioni o manager di un giorno con liquidazione milionaria.Sapete quanto è la pensione sociale? Quanto è la minima, con quanto dovrebbe vivere un essere umano? Dicono in America è peggio..... Ma chiedetelo a quelli che vedo ogni giorno al mercato raccattare ciò che trovano, domandatelo ai disperati che non escono di casa per vergogna di non aver più un vestito o di chiedere in prestito il pane,solo quello.
Sono pochi? No, sono invisibili a chi si riempie la testa di isole dei famosi e quant'altro.
Sta finendo la batteria, la smetto, per fortuna, torno tra le nuvole al Ministero dei Sogni (senza portafoglio), Ma non mi consola chi sta peggio e mi disgusta chi accetta tutto ciò con indifferenza o con allegria di naufrago.

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postato da: artemidoro alle ore novembre 06, 2008 14:01 | Link | commenti (20)
categoria:poesia, riflessioni, editoriali
venerdì, 12 settembre 2008
Sagra di San  Michele (notte) la StatuaSagra di San Michele (notte) la Statua foto Arturo Ferrara

Tutto ciò che uno può pensare o dire di male di me il poveretto non sa che me lo sono già detto io. Guardo con compassione chi pensa di ferire il prossimo o per vocazione o per malevolenza.A me fa più male la mancanza di Grazia con la quale la gente vive che quello che dice. Impera una volgarità strisciante che non ha nulla a vedere con le parole o i comportamenti ritenuti volgari ma con l'ipocrisia, la convenzione, il vuoto e la fretta, la paura..... il voler sempre far quadrare i conti.
Molta gente crede che le parole possano sostituire i fatti. A volte mi chiedo se è così brava da autoconvincersi di ciò che dice e neppure ascolta, altre volte mi chiedo se si rende conto che, proprio quando la si asseconda, la si prende in giro, abbandonandola a se stessa, al proprio vuoto.
Tanti non aspettano solo che di essere smascherati, sanno che tale cosa potrebbe essere una via di salvezza, ma sono anche pronti a far pagare duramente. a chi lo fa. il prezzo.
L'ideologia del "capo", del "saggio", del "partito".... dell' "idolo" la convinzione (meglio se mascherata da "religiosa" )e via dicendo..... strade apparentemente comode, persino mediatiche, per non scegliere di persona, per dire "io appartengo" oppure "devo fare cosi in base..." La cosa che fa più paura è la responsabilità individuale, la scelta continua che, anche nelle piccole cose, (anche non scegliendo) si fa.
Tanti piccoli errori in questo caso diventano una strada, appaiono nel tempo, per abitudine e convenzione l'unica, se ratificate diventano costume, legge.....
Si urla, ci si arrabbia per diffondere i propri errori quasi per trovare solidarietà (o non sentirne da soli il peso) facendoli fare ad altri... In questo caso il proverbio" mal comune mezzo gaudio" sembra sensato. Non c'è gaudio però, solo tristezza, stordimento e disgusto....
Ma cosa rimane, cosa se non il dolore e la solitudine, quella vera, non apparente di chi si fa solo per non essere complice.... L'angoscia, la disperazione di chi dentro di se sa che tutto ciò che ha costruito è fittizio.... Belle case che diventano prigioni, amici che diventano aguzzini.... amori che sono l'epitaffio dell'amore.....

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postato da: artemidoro alle ore settembre 12, 2008 21:11 | Link | commenti (22)
categoria:riflessioni, oltre, pensieronotte, maschere
venerdì, 05 settembre 2008
Sagra San Michele (notte) antico monasteroSagra di San Michele Antico Monastero (notte) foto di Arturo Ferrara
un Ascolto (a sopresa)

C' è un confine, non so se sia un punto limite, nel quale le cose, nello svanire si rivelano. Certe ore del giorno....  ad esempio il crepuscolo. Noi siamo abituati  a definire fortemente le cose a tal punto a volte da far vivere più il nome che loro.Non so se con gli esseri, i viventi intendo, sia la stessa cosa. C'è una grande zona oscura che per noi è un Abisso che ci fa orrore e attira nello stesso tempo.
Lasciamo di noi se va bene una foto, qualche ricordo destinato brevemente a spegnersi, a volte opere, materiali o di pensiero. Ma se per esempio io guardo ciò che ho scritto o dipinto mi sento a volte persino estraneo, esterno.... mi pongo come uno spettatore con tutti i dubbi e le incertezze che, qualcuno dice non dovrei avere, essendo io l'artefice.
Ma artefice di che, creatore di cosa? Radunare pensieri, esprimere forme o concetti, disegnarle, scolpirle è garanzia della loro conoscenza? O forse al contrario è un modo per accertarla?
Lavoro spesso in zone di confine dove il mio presunto io rischia di perdersi..... forse proprio questa perdita cerco nelle mie opere (questo è uno dei pensieri più ricorrenti ultimamente).
Eppure le cose stesse, i luoghi, i pensieri, gli esseri hanno una potente forza evocativa..... Solo che ciò che suscitano o ricordano non è spesso (se siamo onesti) ciò che noi comunemente loro associamo, in base alle convenzioni sociali.
Nell'amore ce ne accorgiamo quasi forzatamente. Certe simpatie, attrazioni,fisiche o spirituali ci divengono quasi inspiegabili, contraddicendo persino quelli che ritenevamo regole e nostri principi.Naturalmente parlo di chi anche solo una volta ha percorso il solitario pensiero della percezione e non ha agito spinto dalle forze sociali intorno a noi che, proprio per prevenire queste "sorprese" (invero molto inquietanti) ha previsto catalogato, standardizzato i nostri gusti e persino i nostri presunti desideri.
Ma anche chi vive (non so quanto per scelta o condizionamento) non ponendosi questi problemi diciamo "percettivi", capita che, prima o poi, s'imbatte e anche con imprevisto sconvolgimento in queste sensazioni.
Ci sono anche diverse tangenti di fuga...o spiegazioni già consolidate ad esempio la Fede (non importa a quale credo) o le ideologie che sembrano riportare tutto ad una normalità temuta ma cercata, o anche la così detta Ragione (che poi è un dogma anche quello) che riporta tutto ad una presunta concretezza e praticità.
Che fare? Abbandonarsi (quanto terrore si ha di perdere ogni riferimento, di restare soli a giudicare a scegliere?) oppure dire che sono follie della mente e ritornare all'abitudine, alla forzata compagnia, agli stereotipi culturali che certo non disinteressatamente abbondano intorno a noi, in classifiche, scuole, correnti, categorie?Spero che tutto ciò che ho scritto ora Ti sia oscuro ed estraneo.... o forse no, al contrario mi auguro che sia soltanto un momento per far partire le Tue riflessioni, intuendo però che quel "Tuo" e "Mio" così ben difesi a volte da noi, non sono altro che un inganno, nello Spazio, nel Tempo.

Arturo Ferrara QDA Torino ©
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postato da: artemidoro alle ore settembre 05, 2008 14:53 | Link | commenti (16)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, arte, antropologia, filosofeggiando, oltre, maschere
mercoledì, 27 agosto 2008


Ci fu una porta della quale non trovai chiave,
un velo attraverso il quale non potei vedere;
alcune piccole parole fra me e te,
dopo non fummo, tu ed io... mai più.
Omar Khayam

I
l contorno delle cose e quell'aura che Ti circonda e porti a spasso con noncuranza. (Forse non sai e non vuoi sapere) e l'ombra la Tua ombra che il Sole muove nello spazio e il tuo movimento nel Tempo.
La terra, i campi e, sotto tutte le civiltà scomparse, coperte dalla polvere, disintegrate lentamente dal trasformarsi delle cose. I prodotti dell'uomo se va bene durano una stagione, fino alla mietitura.
In ogni luogo occhi di fanciulla, verdi, marrone,azzurri, grigi....e capelli, brune chiome e bionde, rosse, castane, guerrieri imponenti e pensatori che teorizzavano all'immortalità. "Sono stati", puoi dire, o immaginare, dai pochi segni che hanno lasciato, materiali o immateriali, e sono polvere, terra, erba, piante. C'era anche allora chi pensava ciò e osservava, altri sono passati, come un soffio di vento, come cenere sono caduti.... altri travolti da catene (cause ed effetti)  chi vedeva, percepiva la trasformazione dolorosa, perché la condizione umana è tra la più terribile, non appena la consapevolezza si fa strada (e che lo voglia o no se la apre tra gli arbusti dell'incoscienza, distruttivamente da molti cercata).
Principi, poveri, saggi e libertini, umili e superbi, prepotenti e deboli, coraggiosi e vili , tutti cercavano di fermare il tempo nella carne o nel pensiero di stordirsi in qualcosa, un'attività un vizio, forse per non pensare.... in ogni luogo della terra dimorano.
C'è chi pensa che le anime non complete, ancora cariche di desideri s'aggirino in una dimensione di mezzo, c'è chi descrive minutamente un oltre, un aldilà, con le sue mappe e riti e premi e punizioni..... C' è chi cerca nelle nuove generazioni le i segni delle antiche e nelle vestigia vuol far rivivere, per se o per tutti, ciò che è stato.
Ma chi conosce le vite parallele, i sentimenti, chi va veramente oltre la storia e la sua retorica, chi può veramente verificare ciò che è stato? (Neppure quando avviene qualcosa ne siamo pienamente consapevoli).
Il collezionista di sogni dovrebbe completare un quaderno almeno, ma scrive con un inchiostro simpatico, scrive in fogli che si disintegrano, nell'etere, in files che si cancellano...Scrive e cerca di vivere nella eco di chi lo ascolta, quasi pensando che questa si un segno di vita, continuità.
Ma questa sera non c'è nessuno, nessuno....
Va alla deriva in una pagina bianca.... in una distesa di neve, in una notte, la più oscura del mondo, i suoi punti di riferimento svaniscono ad uno ad uno..... il suo io, non più riflesso si rivela illusorio.....
Ancora brilla la sua aura.....che Lui non può vedere, forse porterà nel Silenzio qualcuno per la sua strada, forse...oppure no, scivolerà anche lui, senza troppo rimpianto, lentamente amando lo svanire, nel nulla....

Arturo Ferrara QDA Torino diritti riservati per
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postato da: artemidoro alle ore agosto 27, 2008 22:19 | Link | commenti (21)
categoria:riflessioni, letteratura, antropologia, filosofeggiando, oltre, notte, maschere, io
sabato, 09 agosto 2008

  autoritratto da web camMi sfidi, mi fronteggi
come nello
specchio d'acqua zampillo ed immagine.

Come potrò trovare la via eterna
ch'offre lo specchio all'anima degli occhi
se vieni tu dal fondo della via
con la forza di quest'ansia che a un tratto
nasce da me, non so di dove, come tu da te stesso?

Intorno, tutto è luce......

J.R.Jimenez "Io e Me" (parziale)


C'è un qualcosa di fragile e puerile nell'ostentazione di grandezza, nel ripescare antichi miti, nei piccoli dispetti tra grandi paesi. Le Olimpiadi rivelano tutto l'infantilismo della natura umana e anche la sua debolezza e fragilità, proprio quando “devono” dimostrare qualcosa di più.....la forza, il benessere, proprio quando, facendo ciò, ci si dimentica dei più elementari diritti umani. Lo sport diviene l'alibi degli sponsor, una competizione cattiva, spesso drogata, truccata.


I problemi pratici, reali, quotidiani, di burocrazie che, per mantenere se stesse riducono in schiavitù e non solo morale, in miseria, paesaggi ed esseri. La filosofia del vincente a tutti i costi,del dover apparire migliori, forti, manifestano solo, in fondo, la fragilità dell'esistere, in grandi società ma senza identità, o con una falsa, artefatta, ipocrita,preda del tempo e degli eventi,sempre più debole e soggetta a sovrastrutture a strutture politiche, interne ed esterne, per poter anche solo sopravvivere, alla ricerca di un' infanzia sempre più accorciata, violata, negata.

Una corsa all'attimo, allo spremere, al presunto godimento che presto sfuggirà, al possesso, al dominio, anche ciò manifesta tutta la disperazione che attanaglia la condizione umana. Lo stesso stordimento,perpetuato ritualmente al sabato sera, pilotato ad arte, indotto e prodotto non è altro un mostro che si alimenta di sè, come ogni abuso e perversione. Perdere,perdersi, in fondo la segreta ambizione di chi ha troppo oltre l'indispensabile.Così avviene persino nel pensiero e nei sentimenti, nel susseguirsi di amori e amorazzi,nella sessualità staccata dal sentimento, nel correre ciecamente e follemente sempre verso nuove presunte mete e sperimentazioni, in verità arrotolandosi su se stessi, perdendo quel poco di naturalità ,semplicità e umanità che in fondo è il principale dono che la vita dona ad ogni essere.

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(è in preparazione il seguito di Polvere e Spiriti, la seconda parte che seguirà a questo post ) sono in corso di registrazione e presto verranno inserite su You Tube nuove letture di poesie di Giacomo Leopardi)
postato da: artemidoro alle ore agosto 09, 2008 14:57 | Link | commenti (13)
categoria:riflessioni, editoriali, vivendo, pensieronotte
lunedì, 07 luglio 2008
Una lucciola è entrata nella mia stanza
lampeggiando  a suon di danza
(per intenderci bene di quelle con le ali)
non di quelle che giocano allo scendi e sali
ho aperto la finestra per farla volare fuori
libera.... nel Giardino degli odori
Ha voluto restare con me
Sarà per questo che ho sognato Te?
di riconoscerti ho poi creduto
persino avessi un nome risaputo
illusioni di una fredda mattina
eppur ti avrei voluto vicina
cade dal ciliegio un'altra foglia
e mentre l'albero si spoglia
s'allontana ancora il tempo mio
chi ero, chi sarò, chi sono, io?

Cercava la via del Cielo. Da bambino, la sera, guardava le stelle, dal cortile, in campagna, era un po' spaventato da quei grandi alberi che avevano la sagoma dalla bocca di lupo. Ma poi, poi..... invece pensò fossero i custodi del Cielo che guardava, coloro che gli indicavano la via, in seguito.
Aveva imparato nel tempo a non separare il Cielo dalla Terra, a pensare addirittura che anche la Terra era una stella e, come lui guardava affascinato altri mondi in quell'oscurità, altri avrebbero potuto guardare Lui con gli stessi sogni e speranze.
Perché sapeva che il Cielo è dentro noi e, il riconoscerlo fuori è come guardarsi dentro. Il Cielo passa per la Terra, e ogni Terra ha il suo Cielo.Ma non era più bambino, se n'era accorto perché è come se l'inverno avesse lasciato un segno nei suoi capelli.Venuto con i primi forti dolori della vita, era restato in lui e ogni tanto si faceva sentire con freddo, angoscia e un desolato smarrimento.
La sua mente aveva imparato a giocare con le nuvole e il cielo notturno. E si vedevano cavalieri, incantate figure, fanciulle dai lunghi capelli e poi ogni tipo di animale, alato o terreno....Non era poi certo fosse un gioco perché aveva appreso nel tempo che occorre prendere sul serio la mente e non separare realtà e sogno così come Terra e Cielo, perché così non avviene.
Aveva anche trovato la Via del Cielo nel Bosco, tra le piante, le foglie, gli animali notturni, tutta quella brulicante vita nell'oscurità e, nel suo percorso in fondo al sentiero, quando incontrava una stella, intatto era il suo stupore. Eppure non era più un bambino, ma dicendolo sorrideva dimostrando di non credere alle sue parole.
Pensava, viveva, viveva e pensava finché tra sè disse: " la mia casa è laggiù, o meglio, lassù.... "c'era un orizzonte davanti a lui, per tutti era oscuro, ma lui vedeva abbastanza.... Era ancora lontana l'ombra lunga e sottile ma questa volta era meno severa, quasi un incanto, una promessa.
E sembrava disposta ad un incontro-abbraccio.

Arturo Ferrara QDA Torino
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postato da: artemidoro alle ore luglio 07, 2008 22:38 | Link | commenti (23)
categoria:poesia, amore, riflessioni, letteratura, oltre, notte, io
venerdì, 20 giugno 2008
Il Vuoto (versione Lito)il "Vuoto -Opera Grafica di Arturo Ferrara (proprietà privata versione bn)

Sparare a tutto ciò che si muove e vive. Per gioco, per diletto per dare un senso alla propria sordida esistenza nel mondo, per dimostrare una potenza con i deboli che è pari alla vigliaccheria del loro essere ed esistere. Ho assistito oggi a un dialogo, in un bar fra uno sé dicente regolare cacciatore e due altri tipi molto abusivi in tutto. Uno vantava i suoi omicidi legalizzati cercando di giustificarne la funzione, balbettando cose come la sovrappopolazione, l'altro parlava di  comprare (senza licenza) una carabina ad aria compressa per sparare ai merli del suo terreno che gli mangiavano le ciliegie, l'altro  si vantava di appostarsi alla finestra e di centrare (con un abusivo fucile col binocolo che voleva vendere al tipo delle ciliegie) le rane e i rospi in uno stagno vicino a casa sua. Pieni di disumanità e vanterie, densi di particolari i loro disgustosi discorsi, inconcludenti e annoiati in fondo. Com'è mia abitudine ascolto, lasciando uscire da ognuno il meglio e il peggio di sé, non tanto per conoscere la razza umana della quale purtroppo ho già abbastanza esperienza, ma per vedere fino a che punto l'idiozia possa svilupparsi e sostenersi a vicenda, fino a propagarsi come avviene per gli ultrà, i picchiatori e altra bella gente del genere.
Poi forse per demolire i loro insani propositi, con calma, quasi con un sorriso e amichevolmente ho citato loro le leggi vigenti e tutte le violazioni e i reati che avrebbero commesso e le relative pene, naturalmente senza parlare di questioni morali o manifestare il mio disgusto per loro, che ovviamente avrebbe immediatamente creato una separazione ideologica che avrebbe compromesso ogni dialogo.
Ho potuto constatare la bassezza di fondo della loro natura e la certezza che alla prima occasione quell'arma l'avrebbero rivolta contro altri o per imperizia (avevano l'aria di incapaci oltrechè di imbelli fannulloni)contro sè o i propri cari, o anche per noia....contro le cose...uno era già stato pizzicato a sparare a dei cartelli stradali.Ho detto anche loro che in caso di lite, arrabbiature avere un arma vicino rende le cose facili a precipitare ho sottolineato i pericolo per i loro figli o parenti nel lasciare in casa armi in giro (e ripeto, senza la necessaria conoscenza e non parlo di freni morali o di coscienza)
Chi non s'interessa di queste cose, a suo tempo chi non è andato a votare contro la caccia, chi è a favore di ogni arma pensi a quanti sono i tipi così.... Questi forse più fanfaroni che cattivi e delinquenti, tuttavia rappresentano latente pericolo per la loro ignoranza e superficialità, infatti avviene, come per la violenza che non sia tu ad usarla ma Lei usare Te, subdolamente, finché è troppo tardi e non servono più parole.

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postato da: artemidoro alle ore giugno 20, 2008 22:52 | Link | commenti (21)
categoria:riflessioni, editoriali, pensieronotte
domenica, 01 giugno 2008
*.... "La concezione geografica degli aborigeni è definita da miti-memorie e da una relazione esistenziale con il territorio al quale essi appartengono. Prima del loro recente indottrinamento occidentale, gli aborigeni raramente vantavano la proprietà sul territorio; ribadivano piuttosto la loro appartenenza al territorio. Il territorio determina l’identità del clan e sovente clan e territorio hanno lo stesso nome. Ambedue sono legati al ruolo metafisico dei luoghi sacri, testimonianze indelebili degli spiriti ancestrali, che tuttora vi dimorano, per cui mito, storia, territorio e clan formano un’unità indivisibile.
Il territorio è il punto d’arrivo dalla migrazione primordiale, dove si è insediato il gruppo. E’ il punto d’arrivo reale ed anche mitico, la terra promessa, ricevuta dagli spiriti ancestrali per cui inalienabile. E’ la testimonianza tangibile dell’anima del clan e della sua relazione con i mitici personaggi dell’Epoca dei Sogni che gli hanno assegnato il territorio. Dubitare della loro esistenza non è pensabile perché ciò negherebbe l’esistenza stessa del territorio da loro creato. Il creato non esisterebbe senza creatore. Tali relazioni ricorrenti tra causa ed effetto nel sistema cognitivo sono di enorme importanza in quanto sono formule elementari del ragionamento religioso.

L’aborigeno che vive nel suo habitat naturale si muove nel territorio portandosi appresso tutti i suoi possedimenti materiali, che sono estremamente limitati. Non ha l’abitudine di vestirsi o di costruirsi una capanna. Dorme per terra e si riscalda con il fuoco. In tale contesto si perpetua la visione cosmologica dell’aborigeno. Confrontando il ricco patrimonio delle tradizioni e delle memorie con la semplicità della cultura materiale, possiamo dedurre che lo sviluppo tecnologico non influenza il livello di spiritualità? La mente dell’uomo, nel Paleolitico, funzionava con logiche di associazioni, sequenze di causa ed effetto, strutture cognitive, talvolta simili, talvolta diverse dalle nostre, occidentali del III millennio. Capirne i meccanismi può servire a capire le basi primarie della nostra psiche, ma anche il processo fondamentale di quel nostro apparato cognitivo che chiamiamo Logica, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Nella cultura aborigena vi è un legame inseparabile tra territorio, trascendenza, religione, legge e società. Tutto fa parte di un medesimo pacchetto.
L’Epoca dei Sogni, nella quale gli spiriti ancestrali hanno formato il territorio, è il tempo mitico della creazione, ma anche il tempo attuale che non è mai passato e mai passerà. L’Epoca dei Sogni è sempre presente. Gli spiriti ancestrali possono essere a riposo ma vigilano, si muovono nel territorio: lo testimoniano le forme stesse del paesaggio che costantemente rivelano la loro presenza. Come vi sarebbero altrimenti il giorno e la notte? Come vi sarebbero il vento e la tempesta, come vi sarebbero le alluvioni e gli incendi della foresta?"......

*(i passi in grassetto sono evidenziati da me)

da Atti del Congresso : ALLE ORIGINI DEL SOGNO
In collaborazione con: SIFIP Dipartimento di Salute Mentale di Frosinone Istituto Italiano di Micropsicoanalisi Scienza e Psicoanalisi Università degli Studi di Cassino

Pensavo oggi al "Tempo dei Sogni" e anche alla nostra concezione del progresso come un continuum.Riflettevo sulla scienza e sulla medicina che, indubbiamente fanno grandi passi soprattutto tecnici-operativi e permettono di fare cose che anni fa erano impensabili..... Poi ho pensato alla letteratura all'arte a quello che chiamiamo "Spirito" e mi chiedevo quali fossero oggi le sue frontiere o se fosse tutto immutato.... Più che mai mi sono reso conto delle differenze, dell'impossibilità quasi di comunicare tra il piano che chiamiamo "materiale" e quello del pensiero (ma possiamo anche chiamarlo "sogno") sul passo (non a caso citato) lascio a voi le riflessioni, immaginate le mie?
Le risparmio ma, vi assicuro, sarebbero molto inquietanti, ma certo non forme "elementari"(come definite nel passo) del ragionamento religioso.

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postato da: artemidoro alle ore giugno 01, 2008 23:22 | Link | commenti (13)
categoria:riflessioni, antropologia, filosofeggiando, pensieronotte
lunedì, 12 maggio 2008
Una nuvola non riesce a coprire un luminoso quarto di Luna. Pioggia e odore di erba fresca...Sono le cicale che parlano alla Notte?  Ripenso alla giornata passata.
Prima del tramonto ho dialogato un po' con un merlo che rispondeva ai miei fischi. Io so cosa diceva....

-Cosa fai sotto il mio albero, va via....

-E io dicevo...
-"Ma ci sono tanti alberi perché "Tuo"-?

-E lui:

 -"Perché, per dirti queste cose ho dovuto scacciare altri uccelli e me lo sono "conquistato",  occorre difenda il mio ramo  la Notte è vicina e io devo fare il mio saluto al giorno andato, da qui."-

-"Io volevo salutare Te che salutavi il giorno, così in un colpo solo saluto tutte e due, che ne dici?"-

Il merlo è volato via...e non ho sentito la risposta . Forse aveva già fatto il suo saluto, forse ha pensato che con la dialettica volessi conquistargli il ramo e l'albero e se n'è cercato un altro....
Poi dopo poco ancora la sua voce, in un albero vicino.

-"C'è posto anche per Te, vai pure dov'ero io che il saluto al giorno lo puoi,  fare anche Tu, e come si deve...."-

-"Saluti giorno.... e anche a Te, mio assente-presente Amore."-

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postato da: artemidoro alle ore maggio 12, 2008 01:44 | Link | commenti (9)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, oltre, maschere, io
giovedì, 01 maggio 2008
Credo che, ormai, la gente sia stufa della retorica. E' vero continua a praticarla per mascherare a volte il grande vuoto esistenziale che ci circonda, il silenzio interiore dei pensieri o la confusione generata dall'incontrarsi dei contrari, lo scontro e la competizione dei simili, forse anche per "adeguarsi" a qualcosa che pensa necessario.
Conformismo anticonformismo di maniera, (ancora peggiore), luoghi comuni, esibiti, ostentati, compiaciuti, diffusi e a volte persino imposti... traboccano soprattutto da trasmissioni televisive ,libri, manifestazioni politiche e pseudo-culturali.
Non sempre.... in auto, ascoltando una  trasmissione radiofonica ho sentito interessanti teorie, in un quasi innocente dibattito dove il  Odifreddi (autoelettosi a "apostolo" di un "para"(....) "pseudo" filosofico,ateismo) faceva le solite brutte figure, di fronte a un pensatore di ben altra portata.
"Il massimo ordine e programmazione porta al caos, all'incomprensione."
Ti capita spesso di vedere ciò, mentalmente e praticamente parlando in coloro che ostentano, programmazione, ordine e disciplina. La disciplina interiore è un'altra cosa e appare molto di più (per chi sa guardare) di quella esteriore, spesso miserabili formalismi, esoscheletri di azioni non accompagnate da una coscienza vigile.
Vi sono persone che riescono a dire banalità (spesso neppure con l'onore e il pregio di essere autonome, ma di riporto) in maniera difficilissima, se sono in buona fede sono solo pieni di sé (in genere con moltissimi complessi) tesi a dimostrare la loro casta e appartenenza intellettuale, se sono in cattiva fede, sono dei mediocri che sanno di esserlo e credono, in quella maniera (proprio perché sono mediocri) di mascherarlo, nasconderlo.
Si dimenticano tutti che spesso la gente ha sensibilità nascoste che, al di là della loro cultura o grado di asservimento e conformismo, percepiscono i pensieri, i sentimenti veri.sarà solo un istante, un momento, un barlume di percezione ma a volte illumina la loro vita e fa loro cominciare una nuova strada.
Il concetto di superiorità è strettamente legato al potere. Chi ha potere si sente superiore e chi non ce l'ha cerca di farsi superiore per averlo. Entrambi riescono a rovinare la vita a se stessi e, a volte ai loro seguaci......
Ovviamente queste piccolissime riflessioni...non sono "ordinate".
Per fare un po' di ironia finale dico che per il problema per me non si pone io non mi credo superiore , io sono superiore, anche se, vi confesso, nonostante ci abbia pensato più di cinquant'anni, non riesco capire "a chi", superiore a chi.... (ehmm anche a cosa).

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postato da: artemidoro alle ore maggio 01, 2008 11:06 | Link | commenti (9)
categoria:riflessioni, letteratura, esercizi, editoriali, filosofeggiando, maschere