
"Donne che perdono la testa ..." Opera di Arturo Ferrara (Aosta 2008) diritti riservati
Un tempo il suo rapporto con le donne era talmente particolare che sarebbe stato difficile da spiegare, anche a se stesso. Ogni donna gli portava il suo richiamo intimo, segreto. E, nella segretezza era il fascino. Quando guardava una donna, quando parlava con loro, con ognuna, pareva che il tempo si fermasse.Non c’era più tempo in lui, attorno a lui. I suoi passi non dividevano il cammino che scandiva lo scorrere della vita verso il declino.Con le donne, sembrava che nulla fosse condizionato dalle leggi della natura. Tutto diventava remoto e sfuggente, tornando dimensioni affascinanti del mistero, dove l’esistente si confondeva con ciò che non è. E non c’era più differenza. Ore, giorni, minuti, ruotavano sospesi, nel calmo flusso della vita. Non vi era né cammino, né sosta. La vita non si divideva, non aveva misure. Niente era fermo, niente si muoveva, in un abbandono tranquillo. Solo un lasciarsi andare senza problemi. Sollevato in una leggerezza infinita.
Questo chiedeva alle donne. Una ricerca continua, dove non esisteva diversità fra il viaggio e la sosta.
Non c’era una meta, uno scopo, perché non c’era né principio, né fine.
Tutto era perduto, tutto ritrovato, nella dimensione in cui l’illusione si colmava di un significato sereno. Come l’ approdo ad un luogo dove potevano essere annullati i confini tra le cose, salire tra invisibili pareti di lievità. Giungere al Sogno, dargli un volto, al di là di reale e irreale, dove dimenticare era un dono.
Sapeva bene che questo era vano. Come un’impossibile lotta contro la morte.
Ma, importante era l’abbandono, verso un’inconsapevole innocenza, dove poter dire tranquillamente: “ NON SO.”
Senza domande, risposte, timori, complessi. In un’astratta dimensione, al di là dei dubbi, delle certezze.
Tutto questo offrivano le donne, meravigliosamente ignare del loro dono. E Lui andava incontro a loro, perché ognuna gli offriva qualcosa del suo profumo, del suo incanto. Bionde, ridenti entro le chiome, il viso abbagliato nel desiderio del sole…. Brune, con il capo scintillante di stelle, cui la notte lasciava ai capelli i suoi riflessi di viola. Donne dalle movenze sinuose come mitiche Scheherazade , le labbra schiuse a inanellare parole di un’esotica fiaba orientale.
Fanciulle dai passi dolcissimi, le gambe agili e sciolte che univano nelle forme la sensualità alla purezza. Donne con le mani congiunte, in muta preghiera, quasi a trattenere tra le palme, la trasparenza del vento. Simili ad angeli in lenta processione, nella melodiosa malinconia della sera, sospese nella chiarità crepuscolare. O Maddalene, dagli occhi rapiti, a chiudere nel segreto del cuore l’immagine dell’eterno amante.
Questo pensava, mentre si sentiva trasportato verso di loro, al palpito meraviglioso, inspiegabile, del cuore.
Per cogliere, alla luce dei volti, dei sorrisi, limpida e luminosa, tutta la semplicità dell’amore.
di Arato Leonardo "Il tempo delle donne" in esclusiva concessione a
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