*.... "La concezione geografica degli aborigeni è definita da miti-memorie e da una relazione esistenziale con il territorio al quale essi appartengono. Prima del loro recente indottrinamento occidentale, gli aborigeni raramente vantavano la proprietà sul territorio; ribadivano piuttosto la loro appartenenza al territorio. Il territorio determina l’identità del clan e sovente clan e territorio hanno lo stesso nome. Ambedue sono legati al ruolo metafisico dei luoghi sacri, testimonianze indelebili degli spiriti ancestrali, che tuttora vi dimorano, per cui mito, storia, territorio e clan formano un’unità indivisibile.
Il territorio è il punto d’arrivo dalla migrazione primordiale, dove si è insediato il gruppo. E’ il punto d’arrivo reale ed anche mitico, la terra promessa, ricevuta dagli spiriti ancestrali per cui inalienabile. E’ la testimonianza tangibile dell’anima del clan e della sua relazione con i mitici personaggi dell’Epoca dei Sogni che gli hanno assegnato il territorio. Dubitare della loro esistenza non è pensabile perché ciò negherebbe l’esistenza stessa del territorio da loro creato. Il creato non esisterebbe senza creatore. Tali relazioni ricorrenti tra causa ed effetto nel sistema cognitivo sono di enorme importanza in quanto sono formule elementari del ragionamento religioso.
L’aborigeno che vive nel suo habitat naturale si muove nel territorio portandosi appresso tutti i suoi possedimenti materiali, che sono estremamente limitati. Non ha l’abitudine di vestirsi o di costruirsi una capanna. Dorme per terra e si riscalda con il fuoco. In tale contesto si perpetua la visione cosmologica dell’aborigeno. Confrontando il ricco patrimonio delle tradizioni e delle memorie con la semplicità della cultura materiale, possiamo dedurre che lo sviluppo tecnologico non influenza il livello di spiritualità? La mente dell’uomo, nel Paleolitico, funzionava con logiche di associazioni, sequenze di causa ed effetto, strutture cognitive, talvolta simili, talvolta diverse dalle nostre, occidentali del III millennio. Capirne i meccanismi può servire a capire le basi primarie della nostra psiche, ma anche il processo fondamentale di quel nostro apparato cognitivo che chiamiamo Logica, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Nella cultura aborigena vi è un legame inseparabile tra territorio, trascendenza, religione, legge e società. Tutto fa parte di un medesimo pacchetto.
L’Epoca dei Sogni, nella quale gli spiriti ancestrali hanno formato il territorio, è il tempo mitico della creazione, ma anche il tempo attuale che non è mai passato e mai passerà. L’Epoca dei Sogni è sempre presente. Gli spiriti ancestrali possono essere a riposo ma vigilano, si muovono nel territorio: lo testimoniano le forme stesse del paesaggio che costantemente rivelano la loro presenza. Come vi sarebbero altrimenti il giorno e la notte? Come vi sarebbero il vento e la tempesta, come vi sarebbero le alluvioni e gli incendi della foresta?"......
*(i passi in grassetto sono evidenziati da me)
da Atti del Congresso : ALLE ORIGINI DEL SOGNO
In collaborazione con: SIFIP Dipartimento di Salute Mentale di Frosinone Istituto Italiano di Micropsicoanalisi Scienza e Psicoanalisi Università degli Studi di Cassino
Pensavo oggi al "Tempo dei Sogni" e anche alla nostra concezione del progresso come un continuum.Riflettevo sulla scienza e sulla medicina che, indubbiamente fanno grandi passi soprattutto tecnici-operativi e permettono di fare cose che anni fa erano impensabili..... Poi ho pensato alla letteratura all'arte a quello che chiamiamo "Spirito" e mi chiedevo quali fossero oggi le sue frontiere o se fosse tutto immutato.... Più che mai mi sono reso conto delle differenze, dell'impossibilità quasi di comunicare tra il piano che chiamiamo "materiale" e quello del pensiero (ma possiamo anche chiamarlo "sogno") sul passo (non a caso citato) lascio a voi le riflessioni, immaginate le mie?
Le risparmio ma, vi assicuro, sarebbero molto inquietanti, ma certo non forme "elementari"(come definite nel passo) del ragionamento religioso.
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