Credo che la meta del vero nomade sia "trovare un posto dove restare"(naturalmente è un mito) così come quella del sedentario "sognare un posto" per non andare.(naturalmente è un alibi)
Tutti gli altri (e sono la maggioranza) sono trascinati nell'esistenza (a volte si abbandonano altre puntano i piedi)da Forze per loro imperscrutabili, spesso alimentate da usi e costumi inculcati, spesso lontani dalla loro costituzione e natura, confondono le parole per i fatti e separano il sogno della realtà, credendo di poterlo ipotecare o distribuire a rate.
da un mio commento di oggi al post del blog "L'Angelo e Tobia"in Splinder
Passano così veloci quei volti che incontri per strada, così segnati, dove, a volte si leggono storie. Così veloce e Tu che sembri invisibile e sospeso, hai un istante per fissarli , prima che la vita se li porti via, il pensiero ti riporti al vuoto.
Che segno lasceranno....saranno sostituiti, in fretta, cambieranno i colori forse della pelle i linguaggi, ma rimarranno quelle pieghe del viso che segnano i giorni, le delusioni, le speranze, le passioni.
Il fiume del tempo scorre, apparentemente lento a volte, altre burrascoso e lascia detriti ai bordi del Tuo cuore, le acque ora sembrano limpide altre scure e minacciose. Vi sono terribili secche e anche piene che fanno pensare che il diluvio universale sia vicino.
Passano così veloci quei volti del mercato dove passeggi, cercando qualcosa, qualcuno che ti riporta alla realtà, un gesto, un sorriso, una parola.(Ma sai che da tanto porti il silenzio con Te).
Vanno avanti con indicibile frenesia, con il volto carico di passioni e dolori. Toccano tutto, in ogni banco ci potrebbe essere l'oggetto che dona un istante di pace.... Dall'altra parte li chiamano, vendono e svendono, regalano.... con battute e recite rendono l'atmosfera un po' meno imbarazzante. Perché in tutti c'è qualcosa di solitario e disperato, in chi vende, in chi compra le, tutto pare forzato, eccessivo, forse per nascondere preoccupazioni per il presente e per il futuro e forse nostalgia per il passato.
Una diffusa volgarità di parole, gesti e comportamenti, di abiti, di arredi non ferisce perché è patetica, ha in sé qualcosa di compassionevole e impotente, come un'ultima barriera per fermate il tempo, la povertà, il dolore...
Compro anch'io qualcosa, tanto per partecipare, nella bancarella delle povere cose dove il venditore sembra, con la barba da fare, l'aria disperata, uno di loro....
E poi cammino, cammino, per andare lontano, tornare nel sogno, soffrire meno dei miei pensieri.
Si smonta già tutto al mio ritorno, i banchi ad uno ad uno scompaiono, i volti.
Rimangono immondizie e detriti che saranno presto lavati, non così velocemente nella mia mente svaniranno queste sensazioni.
Tornerò, forse, per conoscerle meglio o anche solo per sentirmi, invisibile parte anch'io di quell'umanità.
artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer Torino
Tutti gli altri (e sono la maggioranza) sono trascinati nell'esistenza (a volte si abbandonano altre puntano i piedi)da Forze per loro imperscrutabili, spesso alimentate da usi e costumi inculcati, spesso lontani dalla loro costituzione e natura, confondono le parole per i fatti e separano il sogno della realtà, credendo di poterlo ipotecare o distribuire a rate.
da un mio commento di oggi al post del blog "L'Angelo e Tobia"in Splinder
Passano così veloci quei volti che incontri per strada, così segnati, dove, a volte si leggono storie. Così veloce e Tu che sembri invisibile e sospeso, hai un istante per fissarli , prima che la vita se li porti via, il pensiero ti riporti al vuoto.
Che segno lasceranno....saranno sostituiti, in fretta, cambieranno i colori forse della pelle i linguaggi, ma rimarranno quelle pieghe del viso che segnano i giorni, le delusioni, le speranze, le passioni.
Il fiume del tempo scorre, apparentemente lento a volte, altre burrascoso e lascia detriti ai bordi del Tuo cuore, le acque ora sembrano limpide altre scure e minacciose. Vi sono terribili secche e anche piene che fanno pensare che il diluvio universale sia vicino.
Passano così veloci quei volti del mercato dove passeggi, cercando qualcosa, qualcuno che ti riporta alla realtà, un gesto, un sorriso, una parola.(Ma sai che da tanto porti il silenzio con Te).
Vanno avanti con indicibile frenesia, con il volto carico di passioni e dolori. Toccano tutto, in ogni banco ci potrebbe essere l'oggetto che dona un istante di pace.... Dall'altra parte li chiamano, vendono e svendono, regalano.... con battute e recite rendono l'atmosfera un po' meno imbarazzante. Perché in tutti c'è qualcosa di solitario e disperato, in chi vende, in chi compra le, tutto pare forzato, eccessivo, forse per nascondere preoccupazioni per il presente e per il futuro e forse nostalgia per il passato.
Una diffusa volgarità di parole, gesti e comportamenti, di abiti, di arredi non ferisce perché è patetica, ha in sé qualcosa di compassionevole e impotente, come un'ultima barriera per fermate il tempo, la povertà, il dolore...
Compro anch'io qualcosa, tanto per partecipare, nella bancarella delle povere cose dove il venditore sembra, con la barba da fare, l'aria disperata, uno di loro....
E poi cammino, cammino, per andare lontano, tornare nel sogno, soffrire meno dei miei pensieri.
Si smonta già tutto al mio ritorno, i banchi ad uno ad uno scompaiono, i volti.
Rimangono immondizie e detriti che saranno presto lavati, non così velocemente nella mia mente svaniranno queste sensazioni.
Tornerò, forse, per conoscerle meglio o anche solo per sentirmi, invisibile parte anch'io di quell'umanità.
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postato da: artemidoro alle ore settembre 26, 2009 22:04 | Link | commenti (10)
categoria:letteratura, antropologia, io
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