Artemidoro

Utente: artemidoro
Nome: Artemidoro
Ho fatto un sogno: io che dormivo nel divano, solo stanco e sconfortato..... E nel sogno qualcosa mi diceva: questa è la realtà. Sì ho sognato la realtà. e ora che sogno di essermi svegliato dormo l'ingiusto sonno dei mie sogni.....

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martedì, 24 giugno 2008
Non in un oceano di Luce, non in un alba incantata.....Non nel Tuo dolcissimo viso e nel Tuo elegante parlare....
Non nei Tuoi sogni e nei Tuoi pensieri coerenti.Non nel sentimento che emana da Te ,né nelTuo morbido sfiorare le cose.....
Nella Notte, tra le pericolose ombre, nel silenzio dove i ricordi, sotto forma di rimorsi, strisciano sul pavimento, scendono dal soffitto e si nascondono nelle pareti. Nell'improvvisa angoscia che Ti attanaglia e nei momenti quando il pensiero sembra svanire e ogni sentimento risucchiato in un vortice nero, improvviso, estraneo.... Solo allora penserò a Te, con tutto l'Amore di cui sono capace, solo allora..... Quando i fantasmi della Tua vita esigeranno il loro riscatto, quando il corpo non reggerà l'urto dell'orrore dell'invecchiare, solo allora...quando penserai tutto illusione e follia, allora saprai di me e non sarò una fantasia, ma una reale, forte presenza vicino.
Ricorda io sono stato, ci sono e sarò non nella prima stella che vedi ma nel sasso che cade,nella montagna che frana, nella Tempesta che passa, non nel canto melodioso dell'uccellino sul ramo ma nel gracidare quieto della rana, o, tra i cespugli, laggiù in quel fruscio, tra uno quegli esseri molto solitari e notturni con ali o zampine dei quali dici di avere paura.... Guardami! Ero, sono, sarò dove ci sei Tu.
Ama la Natura come non ami Te stessa.

Arturo Ferrara in QDA Torino diritti riservati
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postato da: artemidoro alle ore giugno 24, 2008 18:04 | Link | commenti (24)
categoria:amore, letteratura, oltre, notte, maschere
venerdì, 20 giugno 2008
Il Vuoto (versione Lito)il "Vuoto -Opera Grafica di Arturo Ferrara (proprietà privata versione bn)

Sparare a tutto ciò che si muove e vive. Per gioco, per diletto per dare un senso alla propria sordida esistenza nel mondo, per dimostrare una potenza con i deboli che è pari alla vigliaccheria del loro essere ed esistere. Ho assistito oggi a un dialogo, in un bar fra uno sé dicente regolare cacciatore e due altri tipi molto abusivi in tutto. Uno vantava i suoi omicidi legalizzati cercando di giustificarne la funzione, balbettando cose come la sovrappopolazione, l'altro parlava di  comprare (senza licenza) una carabina ad aria compressa per sparare ai merli del suo terreno che gli mangiavano le ciliegie, l'altro  si vantava di appostarsi alla finestra e di centrare (con un abusivo fucile col binocolo che voleva vendere al tipo delle ciliegie) le rane e i rospi in uno stagno vicino a casa sua. Pieni di disumanità e vanterie, densi di particolari i loro disgustosi discorsi, inconcludenti e annoiati in fondo. Com'è mia abitudine ascolto, lasciando uscire da ognuno il meglio e il peggio di sé, non tanto per conoscere la razza umana della quale purtroppo ho già abbastanza esperienza, ma per vedere fino a che punto l'idiozia possa svilupparsi e sostenersi a vicenda, fino a propagarsi come avviene per gli ultrà, i picchiatori e altra bella gente del genere.
Poi forse per demolire i loro insani propositi, con calma, quasi con un sorriso e amichevolmente ho citato loro le leggi vigenti e tutte le violazioni e i reati che avrebbero commesso e le relative pene, naturalmente senza parlare di questioni morali o manifestare il mio disgusto per loro, che ovviamente avrebbe immediatamente creato una separazione ideologica che avrebbe compromesso ogni dialogo.
Ho potuto constatare la bassezza di fondo della loro natura e la certezza che alla prima occasione quell'arma l'avrebbero rivolta contro altri o per imperizia (avevano l'aria di incapaci oltrechè di imbelli fannulloni)contro sè o i propri cari, o anche per noia....contro le cose...uno era già stato pizzicato a sparare a dei cartelli stradali.Ho detto anche loro che in caso di lite, arrabbiature avere un arma vicino rende le cose facili a precipitare ho sottolineato i pericolo per i loro figli o parenti nel lasciare in casa armi in giro (e ripeto, senza la necessaria conoscenza e non parlo di freni morali o di coscienza)
Chi non s'interessa di queste cose, a suo tempo chi non è andato a votare contro la caccia, chi è a favore di ogni arma pensi a quanti sono i tipi così.... Questi forse più fanfaroni che cattivi e delinquenti, tuttavia rappresentano latente pericolo per la loro ignoranza e superficialità, infatti avviene, come per la violenza che non sia tu ad usarla ma Lei usare Te, subdolamente, finché è troppo tardi e non servono più parole.

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postato da: artemidoro alle ore giugno 20, 2008 22:52 | Link | commenti (21)
categoria:riflessioni, editoriali, pensieronotte
martedì, 17 giugno 2008



Donne che ha per la testa per ....?
Ci fu una porta della quale non trovai chiave,
un velo attraverso il quale non potei vedere;
alcune piccole parole fra me e te,
dopo non fummo, tu ed io... mai più.
Omar Khayam

Inviare messaggi in una bottiglia è sempre stata una mia vocazione.
In un primo tempo mi concentravo sul messaggio, cercando di scriverlo bene, pieno di belle parole. Poi, in seguito non m'interessava più e mi concentrai sulla bottiglia.Le sceglievo sempre belle, colorate, persino di vetro di Murano. Inseguito anche questa cosa perse di interesse e allora mi dedicai a guardare l'oceano notturno nel quale la gettavo.Sentii come delle onde spazio temporali ed in particolare il rumore della bottiglia appena gettata, in quel silenzio come un respiro nell'universo.
Nel tempo mi ero anche quasi scordato per chi avevo fatto tutto ciò, feci del mio meglio in seguito anche per dimenticare per cosa.
Infine mi piaceva pensare allo svanire della bottiglia.Importava  cosa ci fosse scritto, come fosse e persino dove fosse lanciata? Forse si sarebbe franta su degli scogli, forse avrebbe vagato chiusa per sempre. E anche chi, eventualmente ,l'avesse trovata svaniva.... Pensai un giorno di trovarmi io in quell'Oceano di Spazio tempo, con il messaggio in me, nella  mia forma molto chiaro. Era scritto: "Vedi che era meglio se non ti conoscevi"
Vagavo in mondi  possibili e probabili con una specie di sorriso, già trasparente il viso.

Arturo Ferrara in QDA lab artfer Torino per
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postato da: artemidoro alle ore giugno 17, 2008 08:20 | Link | commenti (15)
categoria:letteratura, antropologia, oltre, io
sabato, 14 giugno 2008
La mia ombra mi fotografa (o è il contrario?)
In questa notte che mi circonda cerco di muovermi con occhi d'aquila, là, oltre il fiume,(non lo vedo ma sento l'acqua scorrere) dovrebbe esserci ancora il Bosco, se non hanno costruito delle case.
L'uomo si moltiplica e invade ogni cosa con i suoi alveari, dove, dietro un'etichetta alla porta, una carta d'identità, (una foto dovrebbe certificare l'associazione di un  essere) cerca di esistere.
Esistere, in un foglio, un libro, un video, una voce.... non ha tempo di fissare nulla e cerca di forzare i tempi... Per un attimo, un istante di esistenza, cosa non farebbe l'uomo.
Tutto vano è inutile. Soffia fuori un vento fortissimo, trascinando con se tante storie e se guardi (ma è tanto buio intorno) più che vedere sai che il panorama non è più lo stesso.
Hai dipinto con colori il grigio hai descritto con precisione e fantasia il percepito e non hai parlato che del vuoto.
Un buco nero, un orrido, ferita della  montagna, un improvviso Abisso, una cascata senza fine l'esistenza.....
Tronchi galleggianti trascinati dal fiume si sono accumulati nei pressi del ponte fra realtà e sogno e presto, molto presto lo abbatteranno.
Eppure le acque scorrono (così mi pare di sentire perché vedo poco, anche se abbastanza, forse troppo) con minore intensità e, anche se attendevi la Tempesta sembra essersi fermata la pioggia.Ora sembra anche essere sospeso il Tempo .
Mi dirigo verso il Bosco (perché dovrebbe esserci ancora un bosco) ora, con occhi di serpente, strisciando nella notte . Dov' è la Tua casa.... Dicono che tu l' abbia una casa e l'ho cercata nelle stelle o nelle profondità dei vulcani. Dov'è? In vasti oceani ho navigato, dove l'incoscienza era una virtù e sono stato in laghi gelati di montagna dove  vedevo, riflesso, il mio volto.
In una caverna forse hai costruito il Tuo mondo, oppure in una semplice capanna dal tetto di paglia, oppure in un grande grattacielo di cristallo, tutto trasparente.... Così tanto trasparente da fare passare la luce e non lasciare impressione nella pellicola della ragione.
In questa notte che mi circonda non posso neppure pensare un istante di essere solo.Urlerei forse e sveglierei tutti....io che non dormo ma neppure vigilo su me stesso.
Il ponte forse cadrà o forse reggerà ancora all'urto ...è molto antico costruito e progettato male, ma con solide pietre a fondamento. Ci deve essere un Bosco dove riposi.... Si è calmato anche il vento.... silenzio. Gli uccelli notturni, dove sono e  tutti gli abitanti, esistono ancora gli uomini e le loro case, le cose?
Oh ci fosse qui e ora la Tua mano, forse non avrei bisogno d'altro perché diverrebbe voce, figura e forma...Svanisco ogni giorno un poco.... Sono una figura disegnata in un foglio di un album di carta sottile.... Nella notte non occorre consistenza e forse l'alba rivelerà la mia ombra.
E forse solo domani potrò arrivare al Bosco. E' forse in me la Tua dimora, e il Bosco, la Notte, la Luce e le Acque, il Vento, il Fuoco che mi dà il calore necessario per continuare.

Arturo Ferrara in QDA lab artfer Torino per
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postato da: artemidoro alle ore giugno 14, 2008 01:15 | Link | commenti (11)
categoria:amore, letteratura, oltre, notte, io
domenica, 08 giugno 2008

Varie forme. Sono una farfalla notturna e mi aggiro nei pressi della Tua casa. Ho ali gigantesche e invisibili e non le muovo perché mi abbandono alle correnti del vento.

Varie forme. Sono un gattone grigio che arriva dal balcone passando per l'albero che dà sulla Tua finestra. Varie forme, guarda lassù sull'albero oppure in basso, vicino alle radici. Ho aperto una finestrina sul Bosco per farti vedere il mio viso e anche, per vedere il Tuo, quando cala l'oscurità nella Tua stanza.
Sono un rospo, una tartaruga o l'ultimo merlo che ha cantato al giorno.....(che non si è ancora addormentato)
Varie forme anche Tu assumi, a volte eteree, altre assai materiali e pesanti tanto da farmi sentire il rumore dei tuoi insonni passi o il fruscio delle tue colorate ali, il felpato andamento delle Tue zampine.
I paesaggi notturni accolgono i viaggiatori dello Spirito, a volte rispondono a sottili loro domande.Varie forme nostalgiche di ciò che è stato, è, o sarà ...per divenire una sola cosa nella tenebra.
Io ,solo, ancora in quel paesino di montagna...ricordo quando c'era la neve, il silenzio.... un lampione mostra la mia ombra che mi precede. Corre un po' veloce e devo aumentare il ritmo dei miei pensieri per seguirla.
Varie forme e poi il sonno, il sogno.... dove continuano le trasformazioni di esseri, cose e simboli....
Varie forme della Notte.
Questa Notte Ti ho chiamata nell'oscurità, in silenzio.

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postato da: artemidoro alle ore giugno 08, 2008 18:44 | Link | commenti (9)
categoria:amore, letteratura, video, oltre, notte, maschere, io
mercoledì, 04 giugno 2008
 

(Ho girato il video in Val di Susa, sopra le alture di Foresto, il sottofondo musicale è da me composto ed eseguito)


L'infinito scorreva tra le mani ed era sabbia, vento, pioggia, erano le lingue di fuoco del tramonto che penetravano dalla finestra e tutte le cose misteriose che accadevano.
L'infinito erano i tuoi pensieri che immaginavo vicini e quei papaveri, rossi, ai bordi della strada calpestata e tra l'erba alta. Era la prima lucciola che lanciava i suoi segnali nel giardino e, dietro la siepe,riceveva la risposta.
Ero io, sospeso su un universo di sogni,ad osservare la concreta realtà, a svanire nel paesaggio, così fragile e solitario da apparire un castello fantasma, o forse un vascello a navigare in un mare di nuvole.
Un sogno, un sogno che ricordavo vagamente era l'infinito o un incubo dal quale riuscivo a risvegliarmi,(ma forse non era così) pensando di essere ancora nel sogno. Lassù, tra i monti dove a volte gli Spiriti restano in attonito silenzio a ripensare alla vita vissuta a cercare la propria discendenza e ritrovare la propria eredità, lassù.... sopra quell'Orrido, con la voglia di comunicare, in quelle valli dove i grandi occhi degli alberi s'incarnano in un' ombra furtiva, un sospiro, quasi un profumo, un immagine, un volto riflesso in una roccia che dopo un istante vedi già cambiato.L'infinito e le nostre ombre che scorrono su tutto, scivolando tra i papaveri, le lucciole, la finestra, il paesaggio.... Si confonderanno nella Notte? O, forse si ritroveranno per svanire tra i segnali delle stelle, la luce che attraversa tutto, lucciola e orma dell'infinito, o,ancora vivranno in una visione che ancora permetterà di pensare all'infinito?
Ma ora fa così freddo, perché non sei qui con me?

ascoltami anche qui in questa Eco Lontana di Silvana Pagella
o qui in un' altra                Eco  Lontana

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(il video è stato da me girato in Val di Susa, nelle alture sopra Foresto. La musica e gli effetti speciali sono stati da me elaborati ed eseguiti con tastiera elettronica)
postato da: artemidoro alle ore giugno 04, 2008 04:07 | Link | commenti (21)
categoria:poesia, amore, letteratura, video, oltre
domenica, 01 giugno 2008
*.... "La concezione geografica degli aborigeni è definita da miti-memorie e da una relazione esistenziale con il territorio al quale essi appartengono. Prima del loro recente indottrinamento occidentale, gli aborigeni raramente vantavano la proprietà sul territorio; ribadivano piuttosto la loro appartenenza al territorio. Il territorio determina l’identità del clan e sovente clan e territorio hanno lo stesso nome. Ambedue sono legati al ruolo metafisico dei luoghi sacri, testimonianze indelebili degli spiriti ancestrali, che tuttora vi dimorano, per cui mito, storia, territorio e clan formano un’unità indivisibile.
Il territorio è il punto d’arrivo dalla migrazione primordiale, dove si è insediato il gruppo. E’ il punto d’arrivo reale ed anche mitico, la terra promessa, ricevuta dagli spiriti ancestrali per cui inalienabile. E’ la testimonianza tangibile dell’anima del clan e della sua relazione con i mitici personaggi dell’Epoca dei Sogni che gli hanno assegnato il territorio. Dubitare della loro esistenza non è pensabile perché ciò negherebbe l’esistenza stessa del territorio da loro creato. Il creato non esisterebbe senza creatore. Tali relazioni ricorrenti tra causa ed effetto nel sistema cognitivo sono di enorme importanza in quanto sono formule elementari del ragionamento religioso.

L’aborigeno che vive nel suo habitat naturale si muove nel territorio portandosi appresso tutti i suoi possedimenti materiali, che sono estremamente limitati. Non ha l’abitudine di vestirsi o di costruirsi una capanna. Dorme per terra e si riscalda con il fuoco. In tale contesto si perpetua la visione cosmologica dell’aborigeno. Confrontando il ricco patrimonio delle tradizioni e delle memorie con la semplicità della cultura materiale, possiamo dedurre che lo sviluppo tecnologico non influenza il livello di spiritualità? La mente dell’uomo, nel Paleolitico, funzionava con logiche di associazioni, sequenze di causa ed effetto, strutture cognitive, talvolta simili, talvolta diverse dalle nostre, occidentali del III millennio. Capirne i meccanismi può servire a capire le basi primarie della nostra psiche, ma anche il processo fondamentale di quel nostro apparato cognitivo che chiamiamo Logica, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Nella cultura aborigena vi è un legame inseparabile tra territorio, trascendenza, religione, legge e società. Tutto fa parte di un medesimo pacchetto.
L’Epoca dei Sogni, nella quale gli spiriti ancestrali hanno formato il territorio, è il tempo mitico della creazione, ma anche il tempo attuale che non è mai passato e mai passerà. L’Epoca dei Sogni è sempre presente. Gli spiriti ancestrali possono essere a riposo ma vigilano, si muovono nel territorio: lo testimoniano le forme stesse del paesaggio che costantemente rivelano la loro presenza. Come vi sarebbero altrimenti il giorno e la notte? Come vi sarebbero il vento e la tempesta, come vi sarebbero le alluvioni e gli incendi della foresta?"......

*(i passi in grassetto sono evidenziati da me)

da Atti del Congresso : ALLE ORIGINI DEL SOGNO
In collaborazione con: SIFIP Dipartimento di Salute Mentale di Frosinone Istituto Italiano di Micropsicoanalisi Scienza e Psicoanalisi Università degli Studi di Cassino

Pensavo oggi al "Tempo dei Sogni" e anche alla nostra concezione del progresso come un continuum.Riflettevo sulla scienza e sulla medicina che, indubbiamente fanno grandi passi soprattutto tecnici-operativi e permettono di fare cose che anni fa erano impensabili..... Poi ho pensato alla letteratura all'arte a quello che chiamiamo "Spirito" e mi chiedevo quali fossero oggi le sue frontiere o se fosse tutto immutato.... Più che mai mi sono reso conto delle differenze, dell'impossibilità quasi di comunicare tra il piano che chiamiamo "materiale" e quello del pensiero (ma possiamo anche chiamarlo "sogno") sul passo (non a caso citato) lascio a voi le riflessioni, immaginate le mie?
Le risparmio ma, vi assicuro, sarebbero molto inquietanti, ma certo non forme "elementari"(come definite nel passo) del ragionamento religioso.

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postato da: artemidoro alle ore giugno 01, 2008 23:22 | Link | commenti (13)
categoria:riflessioni, antropologia, filosofeggiando, pensieronotte