Artemidoro

Utente: artemidoro
Nome: Artemidoro
Ho fatto un sogno: io che dormivo nel divano, solo stanco e sconfortato..... E nel sogno qualcosa mi diceva: questa è la realtà. Sì ho sognato la realtà. e ora che sogno di essermi svegliato dormo l'ingiusto sonno dei mie sogni.....

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yartemidoro Natura Viva photoset artemidoro Natura Viva Arte Grafica
martedì, 27 maggio 2008
Qui dove non verrà nessuno scrivo affinché le parole nella loro solitudine rivelino la loro evanescenza, si dimostrino ombre delle ombre.
Solo in questa maniera saranno leggere e potranno correre libere nel vento o inabissarsi in profondi abissi dove vivono oscuri e silenziosi cuori.
Parole come argentine cascate o rimbombi di tuono, parole come lampi nella notte a far vedere un paesaggio che svanirà nell'oscurità.
Parole per Te che  forse non immagini neppure, non sai.... in una di quelle piccole case a sognare l'amore.Parole.
Non mi cullano più eppure come note di un antico organo risuonano nella mia stanza senza essere pronunciate.Tu dormi e io dipingo per Te sogni colorati e calde ondate d'affetto per il gelo notturno che non se ne vuole andare.
Allungo la mano, anch'io preda dell'illusione..... nessuno, rintocca una campana la mezza... è leggermente in anticipo.....
Mentre un'altra parola non detta cercherà la strada della lontana Tua casa, se mi risponderai sarà amore, sarà ancora sogno.

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postato da: artemidoro alle ore maggio 27, 2008 02:06 | Link | commenti (19)
categoria:amore, ricordi, letteratura, maschere
sabato, 24 maggio 2008
La sua voce greve disse:
-Tertium non datur!
La donna era arrivata alla Sua grotta dopo aver percorso tanti sentieri nel Bosco tutti in salita, pieni di rovi e spine,dolorosi,apparentemente senza via di uscita, poi, quando stava per perdere la speranza, era entrata in quella caverna
-Cosa vuoi da me?-
-Mi han detto che fai incantesimi e magie ed io ne ho tanto bisogno, cerco l'Amore, ho percorso solitari e dolorosi cammini senza mai trovarlo.
-E lo cerchi da me, qui non c'è. E poi Ti rendi conto di cosa dici, incantesimi, magie, dove credi di essere, in una favola?
-Che faccio allora adesso, non ho più strade da percorrere né posso tornare più indietro, ormai, ho lasciato tutto.
-Tu non hai lasciato niente mia cara, tutto ciò che eri o avevi ti ha lasciato, come era necessario. ora io posso solo farti conoscere la Notte.
-Come la notte, io la conosco....il buio, il sonno e tutte quelle cose, il cielo, le stelle....
-Io posso farti conoscere la Tua Notte, quella che viene da Te.....
-Non voglio conoscere la notte ma la luce, il sole.....
-E vieni da me?
-Per caso ti ho trovato, Ti cercavo è vero, ma non qui, immaginavo nel Castello, o almeno in un Palazzo.
-Perché dove credi che sia ora, questo è il mio Castello, il suntuoso palazzo la mia corte, la Torre sul mondo.
- Scusa, ma Io ti vedo, solo, vecchio, povero in una grotta spoglia, senza corte, senza niente con pochi stracci addosso
Lui sorrise e le disse, allungando la mano:
-Prendila.
Non appena la sfiorò senti un grande calore, una specie di svenimento, prima vide tutto nero, poi qualcosa di simile a nubi, infine un cielo pieno di stelle, irrealmente scuro.... Come se ogni suoi ricordo o pensiero si materializzasse in un pianeta. Ogni stella diveniva  un arcobaleno di colori
Voleva parlare, urlare, piangere, ridere, dire qualcosa..... Il calore era svanito ora come un tremendo gelo l'aveva congelata...Nel cielo scuro che vedeva c'era ancora il Suo sorriso....
Passò davanti ogni episodio della sua vita e poi, come distaccata dal suo corpo, si vide riflessa davanti a sé, nel cielo, tra le stelle.... non più "fuori" dai suoi pensieri, "oltre" ma in essi.

-Benvenuta nella Tua notte ....
sentì. Poi non ricordò più chi fosse stata, senti svanire ogni sensazione corporea e percepì i suoi pensieri i suoi ragionamenti andarsene ad uno ad uno, perdersi in quel grande cielo.... Le stelle parevano riunirsi in un solo arcobaleno di colori....
-Ecco ora hai trovato l'amore....
ascoltò, con la stessa voce greve della prima frase, rivide allora il suo ora bellissimo sorriso, e la tavola imbandita, la corte, le dame, il Castello, i Cavalieri, il bellissimo Palazzo e, come da una cima di una Torre, il mondo e la vita vissuta piccoli, piccoli.... sentì allontanarsi, poi,nel Tempo e nello Spazio  a velocità infinita....la voce:
"Tertium non datur"
Avendo percorso la Sua Notte ora però Lei poteva rispondere:
-"E come la mettiamo con la "Logica fuzzy"?
-Finalmente.... trovare qualcosa che è sempre presente.... non meritava il mio sorriso? Non ti pare.....
Lei rimase seria perché aveva, più che capito, "sentito" con un lungo brivido che si parlava dell
'Amore, che aveva trovato.


note
Tertium non datur (traduzione: un terzo (o una terza) non è dato/a
Sta a significare che una terza soluzione (una terza via, o possibilità) non esiste rispetto a una situazione che paia prefigurarne soltanto due.
Si potrebbe leggere quindi come: Non ci sono altre alternative eccetto queste due.

La fuzzy logic o logica sfumata o logica sfocata è una logica polivalente e pertanto un'estensione della logica booleana in cui si può attribuire a ciascuna proposizione un grado di verità compreso tra 0 e 1....

Arturo Ferrara (Q.d.A. Torino)
per artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer Torino
postato da: artemidoro alle ore maggio 24, 2008 01:20 | Link | commenti (14)
categoria:amore, letteratura, atti unici, filosofeggiando, maschere
martedì, 20 maggio 2008
Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.
Il guerriero non é chi combatte,
perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri.
E' suo compito occuparsi degli anziani,
degli indifesi,
di chi non può provvedere a se stesso
e soprattutto dei bambini,
il futuro dell'umanità.
Toro Seduto
 
Dalla vetrata a quadretti, come un miraggio, la Luna piena sembrava uno specchio della stanza.Intorno  nubi bianche cercavano di nasconderla, ma nella sua luminosità emergeva e le spingeva via, colorandole di tenue luce gialla.
Dormicchiavo nel divano (ormai ogni programma televisivo mi fa quest'effetto) e, anziché lo schermo guardavo la finestra.
Esisteva la Luna, quello che vedevo sembrava un riflesso, un riflesso di un riflesso, come me, come la vita.
Io, nel divano a fiori ero la proiezione di un io che chiamavo mio e lo sapevo, per convenzione, per abitudine. Cosa ero se non anch'io uno specchio nella stanza della terra, del mio paese, della casa, della camera?
La Luna lentamente mi entrava dalla mente al cuore e sorridevo di questi intellettualmente ridicoli pensieri.... lasciavo che un sentimento diverso si diffondesse, come luce giallognola in me.... Passavano quasi indistinte dalla mia mente immagini e figure, si componevano in danzanti trame, inspiegabili, irraggiungibili, indescrivibili eppure potentemente vere, dense di significati antichi.
Non avevo il bisogno di spiegarli, forse neppure di comprenderli entravano lentamente in me, erano me. Tutto ciò che si comprende prima e poi si spiega è già un prodotto di seconda scelta, una sorta di "masticamento" del pensiero e della coscienza e del pensiero, una forma di indigesta digestione mediata da tutto ciò che crediamo di aver imparato, inibita da ciò che temiamo di dire o di fare in società.
La Luna no, attraverso la vetrata avveniva come se io mi distaccassi dal divano, cominciarsi a volare leggero, passassi oltre la trasparenza specchio. Qui e ovunque la Luna, andavo verso di Lei, in una dimensione dove lo spazio era una finzione e il tempo il gioco di un bambino con la sabbia.....
Andavo, leggero, e sapevo di dirigermi verso di Te..... Finché durerà il sogno pensavo, finché la Luna sarà piena. I monti finalmente sorridevano, tacevano gli animali notturni e , lentamente svanivano i contorni delle cose che con il corpo attraversavo, i quadri, il muro, il camino....
Cos'altro ero se non la Luce tenue della Luna che spingeva via le nubi colorandole?


Arturo Ferrara (Q.d.A Torino tutti i diritti riservati)
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postato da: artemidoro alle ore maggio 20, 2008 10:51 | Link | commenti (14)
categoria:amore, letteratura, antropologia, io
giovedì, 15 maggio 2008
Non riuscirò a immaginarti o descriverti. Anche solo il pensarti è una cosa difficilissima da sostenere. Perdere lo spazio e il tempo per entrare nello Spazio-Tempo e scivolare dalla tangente della Realtà verso il limite infinito del Sogno....
Ci fosse qualcosa di certo, anche solo una Tua ombra proiettata su un muro.
Il Tuo profilo a volte sembra apparire in una nuvola nel cielo, altre nella corteccia di un albero. Il Vento porta la Tua voce, così forse solo immagino e sento anche nell'aria un indefinibile profumo di Te.
Non riuscirò a descriverti, anche solo folleggiando con la penna o i pennelli, né tanto meno a plasmare l'orma di Te con la creta.... sentirò nascere allora e ancora nostalgie che nessuno vedrà, cercherò il disperato Silenzio, la colpevole assenza. Cosa dovrei comunicare , quale il minimo comun  denominatore tra noi, il codice che permetterebbe anche solo un istante la percezione di ciò che sento in me?
Una goccia d'acqua scivola lenta dalla foglia e la radice la attende perché ha sete, così comunicano gli inferi e i cieli. Tu sei la pioggia che cade e il sole che l'asciuga, tu sei la quiete e l'impeto che permette il Compimento.


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postato da: artemidoro alle ore maggio 15, 2008 01:58 | Link | commenti (21)
categoria:amore, antropologia, oltre, sognando, maschere
lunedì, 12 maggio 2008
Una nuvola non riesce a coprire un luminoso quarto di Luna. Pioggia e odore di erba fresca...Sono le cicale che parlano alla Notte?  Ripenso alla giornata passata.
Prima del tramonto ho dialogato un po' con un merlo che rispondeva ai miei fischi. Io so cosa diceva....

-Cosa fai sotto il mio albero, va via....

-E io dicevo...
-"Ma ci sono tanti alberi perché "Tuo"-?

-E lui:

 -"Perché, per dirti queste cose ho dovuto scacciare altri uccelli e me lo sono "conquistato",  occorre difenda il mio ramo  la Notte è vicina e io devo fare il mio saluto al giorno andato, da qui."-

-"Io volevo salutare Te che salutavi il giorno, così in un colpo solo saluto tutte e due, che ne dici?"-

Il merlo è volato via...e non ho sentito la risposta . Forse aveva già fatto il suo saluto, forse ha pensato che con la dialettica volessi conquistargli il ramo e l'albero e se n'è cercato un altro....
Poi dopo poco ancora la sua voce, in un albero vicino.

-"C'è posto anche per Te, vai pure dov'ero io che il saluto al giorno lo puoi,  fare anche Tu, e come si deve...."-

-"Saluti giorno.... e anche a Te, mio assente-presente Amore."-

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postato da: artemidoro alle ore maggio 12, 2008 01:44 | Link | commenti (9)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, oltre, maschere, io
giovedì, 08 maggio 2008
Oggi leggerei o rileggerei, con voi, una fiaba, il mio commento è nel titolo del post.

C'era una volta un vecchio poeta, proprio un buon vecchio poeta. Una sera che era in casa, venne un tempo bruttissimo, la pioggia scendeva a scroscio, ma il vecchio poeta stava bene al caldo vicino alla stufa, dove la legna bruciava e le mele cuocevano.
«Saranno proprio fradici quei poveretti che si trovano fuori adesso!» disse, perché era proprio un buon poeta.
«Oh, apritemi! Sto congelando e sono bagnato fradicio!» gridò un bambinetto che si trovava fuori. Piangeva e bussava alla porta, mentre la pioggia continuava a cadere e il vento soffiava contro le finestre.
«Poverino!» esclamò il vecchio poeta, e aprì la porta. Vide un bambino, completamente nudo, con l'acqua che scorreva lungo i capelli biondi, tremante per il freddo; se non fosse entrato, sarebbe sicuramente morto, con quel tempaccio.
«Poverino!» disse il vecchio poeta e lo prese per mano. «Vieni qui da me, che ti scaldo. Adesso ti darò del vino e una mela, perché sei un bel bambino.»
E lo era veramente. Gli occhi sembravano due stelle lucenti, e i lunghi capelli dorati, pure grondanti d'acqua, erano tutti bene arricciati. Sembrava un angelo, ma era pallido per il freddo e tremava con tutto il corpo. In mano teneva un bell'arco, ma si era rovinato per l'acqua, e i colori delle frecce erano tutti mescolati per la grande umidità.
Il vecchio poeta sedette vicino alla stufa, si prese il ragazzino in grembo, gli strizzò l'acqua dai capelli, gli scaldò le manine nelle sue e fece bollire del vino per lui; così il piccolo si riebbe, le guance ripresero colore, e lui saltò sul pavimento e si mise a ballare intorno al vecchio poeta.
«Sei proprio un bambino allegro!» esclamò il vecchio poeta. «Come ti chiami?»
«Mi chiamo AMORE!» gli rispose. «Non mi conosci? E questo è il mio arco. Io so tirare con l'arco, so tirare davvero! Guarda, adesso torna il bel tempo; la luna splende.»
«Ma il tuo arco è rovinato» disse il vecchio poeta.
«Che peccato» rispose il bambino, lo prese in mano e lo guardò. «Oh, adesso si è asciugato, e non ha subito danni. La corda è ancora ben tesa! Adesso lo provo» e così tese l'arco, vi mise una freccia, mirò e colpì quel buon vecchio poeta proprio al cuore. «Hai visto che il mio arco non s'è rovinato!» esclamò, e ridendo forte se ne andò.
Che bambino cattivo! colpire così il vecchio poeta che lo aveva ospitato nella sua casetta calda, che era stato tanto buono con lui, che gli aveva dato del buon vino e la mela più bella.
Il buon poeta era steso sul pavimento e piangeva, era stato proprio colpito al cuore e diceva: «Ah, che ragazzo cattivo è Amore! Devo raccontarlo a tutti i bambini buoni, affinché stiano attenti e non giochino mai con lui, perché può far loro del male!».
Tutti i bambini buoni, maschi e femmine, a cui egli raccontò l'accaduto, stavano in guardia dal crudele Amore, ma lui li ingannava ugualmente, perché era così abile! Quando gli studenti uscivano dalle lezioni, si affiancava a loro, con un libro sotto il braccio e un vestito nero. Non potevano certo riconoscerlo e così lo prendevano sottobraccio e credevano fosse uno studente come loro, ma a quel punto lui gli scoccava una freccia nel petto. Quando le ragazze se ne andavano via dal prete, o quando erano in chiesa, le seguiva sempre. Sì, era sempre con la gente! A teatro si metteva nel lampadario e ardeva come una lampada, così tutti credevano che fosse una lampadina, ma poi s'accorgevano di qualcos'altro.
...................................

da il Bambino cattivo di Christian Andersen

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postato da: artemidoro alle ore maggio 08, 2008 01:08 | Link | commenti (15)
categoria:amore, letteratura, antropologia, maschere
sabato, 03 maggio 2008
Posso chiudere gli occhi e pensare che esista. Ti sei forse dimenticata di me o son io, solo io, che quando passi vicino con il Tuo fruscio sono troppo distratto?
Posso dare un colore ai tuoi occhi, ai capelli e ricombinare ogni femminile forma per vivere anche solo un istante di incanto e dirmi:" Ecco, ho incontrato il Sogno".
Posso ascoltare il silenzio nella notte e cercare di sentire la Tua voce... mi dirai almeno il nome? Qualcosa ho sentito.... ma era così armoniosa, così fuggente.... e c'era ancora troppo rumore di fondo intorno a me. Oh vento fermati un istante, dove vai..... Passi e ripassi e mi porti vicino il sussurro e, un istante dopo, quando sto per percepirlo sei già lontano.
Nel Bosco gli alberi dicono :"Vieni da noi, la troverai seduta all'ombra."  Corro a volte ma arrivo che c'è solo l'Ombra di Lei. Forse perdo troppo tempo in qualche sentiero, mi fermano un poco le spine, qualche traccia di rovi nella pelle, e vi sono  luoghi selvatici e sconosciuti nei quali perdo l'orientamento.
Beveva al ruscello un airone cinerino.... un istante e si è alzato in volo, avrei detto che lì vicino c'eri Tu... Ma perché e dove Ti sei nascosta? L'acqua che scorreva limpida l'ho forse confusa per la Tua voce?
Conto a volte le stelle e ne guardo una più simpatica che cambia colore.... E penso che la stai guardando anche tu, lo so lo sento.... Ma, triangolando, se non sono capace io, puoi trovare Tu, così sapiente, la mia rotta, il mio sito nel mondo dove penso a Te?.
Uno scoiattolo che passa (o è un serpentello?) sembra quasi sorridere (o è un sibilo) e mi vergogno un po' della mia ingenua ingenuità....
Certo  lo so che il tempo passa e non è tempo e luogo.... Dovrei forse essere più serio e pratico, come a volte mi fingo.
Ma posso ancora poco prima di svegliarmi immaginare di essere già sveglio di vederti distintamente. Ma è così poca la mia fantasia che non sostiene la realtà che devo inventare ogni giorno
Non saprei cosa dirti, non esistono parole per esprimere ciò che, solo l'immaginarti mi fa provare, e rimango immobile, come sospeso nei secoli, maschera, totem nello spazio.Un raggio di sole dalla finestra mi sveglia del tutto e per un istante, un solo piccolissimo frammento di tempo immaginato dalla mia mente mi porta alla realtà: si compie l'incanto e Tu sei tutta Luce.
Allungo le mani, barcollo....
Se cadessi si spalancherebbero infiniti abissi davanti a me, terribili mondi esteriori e interiori...ma ho la sensazione Tu mi sostenga, anche se, quando apro ancora gli occhi, vedo solo la finestra e la montagna.


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postato da: artemidoro alle ore maggio 03, 2008 21:53 | Link | commenti (19)
categoria:amore, letteratura, antropologia, oltre, io
giovedì, 01 maggio 2008
Credo che, ormai, la gente sia stufa della retorica. E' vero continua a praticarla per mascherare a volte il grande vuoto esistenziale che ci circonda, il silenzio interiore dei pensieri o la confusione generata dall'incontrarsi dei contrari, lo scontro e la competizione dei simili, forse anche per "adeguarsi" a qualcosa che pensa necessario.
Conformismo anticonformismo di maniera, (ancora peggiore), luoghi comuni, esibiti, ostentati, compiaciuti, diffusi e a volte persino imposti... traboccano soprattutto da trasmissioni televisive ,libri, manifestazioni politiche e pseudo-culturali.
Non sempre.... in auto, ascoltando una  trasmissione radiofonica ho sentito interessanti teorie, in un quasi innocente dibattito dove il  Odifreddi (autoelettosi a "apostolo" di un "para"(....) "pseudo" filosofico,ateismo) faceva le solite brutte figure, di fronte a un pensatore di ben altra portata.
"Il massimo ordine e programmazione porta al caos, all'incomprensione."
Ti capita spesso di vedere ciò, mentalmente e praticamente parlando in coloro che ostentano, programmazione, ordine e disciplina. La disciplina interiore è un'altra cosa e appare molto di più (per chi sa guardare) di quella esteriore, spesso miserabili formalismi, esoscheletri di azioni non accompagnate da una coscienza vigile.
Vi sono persone che riescono a dire banalità (spesso neppure con l'onore e il pregio di essere autonome, ma di riporto) in maniera difficilissima, se sono in buona fede sono solo pieni di sé (in genere con moltissimi complessi) tesi a dimostrare la loro casta e appartenenza intellettuale, se sono in cattiva fede, sono dei mediocri che sanno di esserlo e credono, in quella maniera (proprio perché sono mediocri) di mascherarlo, nasconderlo.
Si dimenticano tutti che spesso la gente ha sensibilità nascoste che, al di là della loro cultura o grado di asservimento e conformismo, percepiscono i pensieri, i sentimenti veri.sarà solo un istante, un momento, un barlume di percezione ma a volte illumina la loro vita e fa loro cominciare una nuova strada.
Il concetto di superiorità è strettamente legato al potere. Chi ha potere si sente superiore e chi non ce l'ha cerca di farsi superiore per averlo. Entrambi riescono a rovinare la vita a se stessi e, a volte ai loro seguaci......
Ovviamente queste piccolissime riflessioni...non sono "ordinate".
Per fare un po' di ironia finale dico che per il problema per me non si pone io non mi credo superiore , io sono superiore, anche se, vi confesso, nonostante ci abbia pensato più di cinquant'anni, non riesco capire "a chi", superiore a chi.... (ehmm anche a cosa).

artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer Torino
postato da: artemidoro alle ore maggio 01, 2008 11:06 | Link | commenti (9)
categoria:riflessioni, letteratura, esercizi, editoriali, filosofeggiando, maschere