(da Arte e Letteratura- Arturo Ferrara
diritti riservati lab artfer QDA Torino)
pubblicata in "Quaderni di Poesia" Torino
L'ombra mia cercavo
dalla sinistra parte
e nell'Ombra non vedevo
altro
Assonanze confuse
ritmi e Cieli
specchio dei miei confini
termini di paragone
umani destini
io
In una roccia cristallizzata
il mio Amore mi implora
chiama l'Anima mia pietrificata
INDRA
dicon labbra sigillate
INDRA mia sola vita
ritorna ritornate....
età senza tempo
volti amati
spazi sconfinati
poco ormai mi resta
Dov'è il mio Tempo
se non c'è
dalla destra parte
l ' ombra mia ?
In una roccia cristallizzata
il mio Amore mi implora
chiama l'Anima mia addormentata....
La nascita di questa poesia è strana. Molti, veramente tanti anni fa (25-30?) un pomeriggio di temporale riposavo su un divano in una casa in montagna, in Valle di Susa.
In una specie di sogno dormiveglia sentii come una presenza, come un'ombra gigantesca, con un che di forte e terribile (ma non in senso cattivo). Era un periodo abbastanza difficile della mia vita, di cambiamenti, ripensamenti e come al solito di poco mio adattamento alla realtà, alla società. Del sogno ricordo quasi nulla oltre quello che ho scritto solo che ad una mia muta domanda l'ombra rispose con una voce come di tuono, una eco
-"Sono INDRA."-
Non appena mi alzai, scosso da questa esperienza che, vi assicuro sensorialmente era talmente forte da essere presente anche ora, scrissi questa poesia.
Naturalmente non sapevo (o no ricordavo) chi fosse Indra. Cercai, come ho fatto ora per voi in Wikipedia:(il passo è citato integralmente)
Presso la religione induista, Indra è il signore della folgore e dio del temporale. Egli è il più grande dei Deva. Anche se è chiamato monarca universale, titolo in realtà più usato per Varuna, non dobbiamo pensare a una sovranità come quella di Zeus.
Trattandosi di una religione enoteista, nel pantheon vedico, a differenza di quello greco, ciascun Deva è celebrato come il più grande negli inni a lui dedicati. A decretare il primato di Indra sulle altre divinità sono soprattutto i numerosissimi inni a lui dedicati che si trovano nel Rig Veda, quasi un quarto, circa 250, e in altri 50 è citato.
Egli è il dio guerriero protettore della razza arya, che li guida nelle loro conquiste. La sua figura è gigantesca, ha barba e capelli fulvi e marcia in battaglia su un carro trainato da due cavalli sauri brandendo in mano la sua terribile arma, la folgore. Indra è un eccezionale bevitore di soma, la bevanda tipica del sacrificio vedico, bevendone prima dei combattimenti quantità enormi.
Sinceramente allora come ora non ho cercato altre spiegazioni ritenendo che spesso di fronte a queste esperienze oniriche i ragionamenti, ricucendo in trame, organizzando, aggiungendo, deviando, cercando interpretazioni culturali e nel conosciuto, possano più che aiutare distogliere. Posso dire però che da quell'evento ho tratto molta forza (in parte la conservo) e una sorta di nuova consapevolezza di me e anche della mia forza interiore che cerco nei momenti difficili e provo ad esprimere in varie forme artisticamente.
(Rimane intanto la poesia che mi auguro possa evocare qualcosa anche in voi, non solo se qualcuno vede più in là di me e sa aggiungere qualcosa che "sente" riceverà un abbraccio virtuale grande così, aprite il palmo della mano destra e immaginate che sia aperto anche il mio).
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