Artemidoro

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Nome: Artemidoro
Ho fatto un sogno: io che dormivo nel divano, solo stanco e sconfortato..... E nel sogno qualcosa mi diceva: questa è la realtà. Sì ho sognato la realtà. e ora che sogno di essermi svegliato dormo l'ingiusto sonno dei mie sogni.....

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martedì, 26 febbraio 2008
La Nature est un temple où de vivants piliers

Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L'homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l'observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent.......

Baudelaire , Les Fleurs Du Mal, 1857
La Natura è un tempio dove viventi pilastri

lasciano a volte fuggire parole confuse
L'uomo l'attraversa fra foreste di simboli
Che lo guardano con familiari sguardi.
Come lunghi echi che si confondono da lontano
in una tenebrosa e profonda unità,
vasta come la Notte e il chiarore
i profumi i colori e i suoni si rispondono.......

traduzione di Arturo Ferrara


Tra me e te.....E negli occhi si rispecchia un ruscello, ascoltiamo la stessa canzone dal merlo sul ramo e vediamo lo stesso corvo che saltella nel prato. Ci separano molti chilometri e sono passati tanti anni da allora.... gli esseri umani hanno cambiato modi e abbigliamenti.
Ricordi del carro la ruota che girava e quel cavallo bianco? Tra me e te forse il cercarsi dei volti nella folla i pensieri che sono cambiati insieme a corpi e stagioni. Riprendiamo argomenti sospesi da più di cinquecento anni..... Eppure quella stella passa e ripassa nel cielo lanciandoci un saluto.
Dovrei riconoscere qualcosa, qualcuno chiamandolo con un nome? Corrispondenze, io e te che sappiamo di non sapere mentre continuiamo il gioco che ci fa bambini.
La sorgente e la montagna, il pozzo e la luna, la fanciulla e il guerriero. La Sua immensità la vedi dalle zampe di un millepiedi o dalle complesse trame di una ragnatela...l'arte ricombinatoria è un lancio di dadi troppo simile a volte a una carezza.
Tra noi quel pensiero, corrispondenze che ci inducono ancora a volte allo stupore e poi, nella realtà un incantato evento, un segno, un segnale....
Il tempo che scorre, gli incontri, le trame, la società la lontananza, il dubbio? Noi.
Ma è assenza? La sua angoscia fu sentita da Lei e avvenne anche che Lui sentì il suo smarrimento. Corrispondenze che la Luna amplifica il vento propaga. Chiarori e infinite tenebre coesistono in mondi paralleli e sguardi, voci, parole riconosciute....sogni.
Tra me e te qual è la distanza? E chi e cosa c'è di mezzo qui in questa vita?
Allungo la mano e barcolla nell'aria, lo fai tu da un'altra parte a scacciare un fantasma (o è una mosca che sembra fastidiosa ma ti riporta i miei pensieri?)
eppure le nostre ombre sono abbracciate in quella proiezione d'infinito che la notte intorno a noi ha generato.
Sono unite nel confondersi degli sfondi e nel propagarsi della luce, atomi la cui struttura porta all'amore.Corrispondenze. Tu indichi con l'indice lassù io mostro la terra, in basso...e poi giocando con la luce come ombre cinesi si proiettano i nostri corpi, le menti..... che non possono fare a meno di cercare, nel tempo e nello spazio, corrispondenze.

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postato da: artemidoro alle ore febbraio 26, 2008 23:04 | Link | commenti (18)
categoria:poesia, amore, letteratura, oltre, sognando, maschere
lunedì, 25 febbraio 2008
Se qualcosa, qualcuno non esiste puoi pensarlo? Può il nostro semplice pensiero creare l'inesistente, l'indefinibile?
Si possono è vero confondere le cose, fare strane unioni che so cavalli che volano se ci si mette le ali.... però i cavalli esistono e le ali pure...Allora in ciò che si pensa occorre trovare i fondamenti, le strutture e forse anche negli esseri,nelle cose...in tutto.
Accanto ad alcune cosi comuni, altre lo sembrano, altre ancora sono variazioni modulate, altre sono diverse.....

In un sogno di qualche giorno fa, nella parte finale...camminavo al mio fianco una figura che somigliava, tanto per risparmiarmi la descrizione a quei geni delle lampade che appaiono quando le si strofina.... Una specie di Mastrolindo intellettuale,con gli occhi brillanti grande ,dalle braccia muscolose, tutto pelato.
C'era in me tristezza e all'improvviso gli domandai:
-Sono morto vero?
Lui rispose semplicemente ma fermezza ,senza tradire emozioni ma con qualcosa di rassicurante:
-Sì
La mia angoscia cresceva nel sogno....
Gli dissi :
-Come, dove?-
Rispose tranquillo.
-Nel Bosco, mentre raccoglievi......
Non disse altro ma non pensai a cosa raccogliessi... invece  cercai di dirgli, di implorarlo che avevo tante cose da fare, cercai di chiedere di poter tornare.... ebbi ovviamente paura.....
Lui non rispondeva perché sapeva bene (e anche io)che le risposte le avevo in me
-Non so ora, ricordando, se mi rassegnai..... o se compresi subito che avevo cominciato un nuovo cammino.... però so che non insistetti, qualcosa mi stava facendo già abituare a quell'altra realtà, forse la sua presenza perché cominciavo a sentirlo come uno Spirito Guida, un tutore che so un maestro, una guida....un Saggio.
Camminava al mio fianco in un spazio deserto e vuoto .... in un tempo senza tempo .
Pensai alla mia vita ormai lontana, a tutte le ricerche mai compiute all'affetto mai trovato, forse lo penso solo ora e non allora, nel sogno, chissà, o ancora pensavo alla natura, agli odori, al Bosco...... (Che fosse stato il luogo della mia terrena fine mi piaceva molto) e all'improvviso come per reagire a nuova tristezza che m'assaliva gli chiesi
-Ma almeno Tu mi vuoi bene?
Lui rispose e, a pensarci ora, stranamente, solo questa parola:
-Todos
Non cercai spiegazione come faccio ora interrogandomi.
Non calava nel sogno la mia angoscia e mi svegliai, quasi cercando la vita.... temendo sfuggisse la mia ultima possibilità
Forse sentivo che troppo mi stavo abituando a quella dimensione che  avrei potuto non tornare....

Ma sono tornato, sono vivo? Sento intorno a me lo stesso spazio vuoto e inconsistente, un tempo senza tempo e ...la mia tristezza....
Percorro ancora questa strada che chiamo terrena ma non sono, non mi sento più io...  eppure quest'io che non è cerca quel Tu nel quale proietta possibilità di esistenza e continuità.
-E Tu, almeno Tu, mi vuoi bene ?

di Arturo Ferrara (QDA Torino)
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postato da: artemidoro alle ore febbraio 25, 2008 02:37 | Link | commenti (16)
categoria:amore, ricordi, letteratura, vivendo, sognando
sabato, 23 febbraio 2008

ascolta la poesia

Del giorno cadono
le perdute cose
appassiscono rose .
In forma di anelli,
labili voluttà di fumo,
salgono illusioni,
vanità di emozioni
di quel sentimento
che i pensieri unì.
Portato dal vento,
lontano e anche qui
di lei, lieve soltanto,
rimane sottile rimpianto,
tra le pieghe del tempo.
tra sottili rughe....
silenzioso lamento
che scorre che va.....

Arturo Ferrara
per artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer 2008 (QDA)
postato da: artemidoro alle ore febbraio 23, 2008 01:38 | Link | commenti (4)
categoria:fiori, poesia, amore, ricordi
martedì, 19 febbraio 2008
dchlpltpm0
"Donne che perdono la testa ..." Opera di Arturo Ferrara (Aosta 2008)   diritti riservati

Un tempo il suo rapporto con le donne era talmente particolare che sarebbe stato difficile da spiegare, anche a se stesso. Ogni donna gli portava il suo richiamo intimo, segreto. E, nella segretezza era il fascino. Quando guardava una donna, quando parlava con loro, con ognuna, pareva che il tempo si fermasse.Non c’era più tempo in lui, attorno a lui. I suoi passi non dividevano il cammino che scandiva lo scorrere della vita verso il declino.Con le donne, sembrava che nulla fosse condizionato dalle leggi della natura. Tutto diventava remoto e sfuggente, tornando dimensioni affascinanti del mistero, dove l’esistente si confondeva con ciò che non è. E non c’era più differenza. Ore, giorni, minuti, ruotavano sospesi, nel calmo flusso della vita. Non vi era né cammino, né sosta. La vita non si divideva, non aveva misure. Niente era fermo, niente si muoveva, in un abbandono tranquillo. Solo un lasciarsi andare senza problemi. Sollevato in una leggerezza infinita.
Questo chiedeva alle donne. Una ricerca continua, dove non esisteva diversità fra il viaggio e la sosta.

Non c’era una meta, uno scopo, perché non c’era né principio, né fine.
Tutto era perduto, tutto ritrovato, nella dimensione in cui l’illusione si colmava di un significato sereno. Come l’ approdo ad un luogo dove potevano essere annullati i confini tra le cose, salire tra  invisibili pareti di lievità. Giungere al Sogno, dargli un volto, al di là di reale e irreale, dove dimenticare era un dono.

Sapeva bene che questo era vano. Come un’impossibile lotta contro la morte.

Ma, importante era l’abbandono, verso un’inconsapevole innocenza, dove poter dire tranquillamente: “ NON SO.”

Senza domande, risposte, timori, complessi. In un’astratta dimensione, al di là dei dubbi, delle certezze.

Tutto questo offrivano le donne, meravigliosamente ignare del loro dono. E Lui andava incontro a loro, perché ognuna gli offriva qualcosa del suo profumo, del suo incanto. Bionde, ridenti entro le chiome, il viso abbagliato nel desiderio del sole…. Brune, con il capo scintillante di stelle, cui la notte lasciava ai capelli i suoi riflessi di viola. Donne dalle movenze sinuose come mitiche Scheherazade , le labbra schiuse a inanellare parole di un’esotica fiaba orientale.

Fanciulle dai passi dolcissimi, le gambe agili e sciolte che univano nelle forme la sensualità alla purezza. Donne con le mani congiunte, in muta preghiera, quasi a trattenere tra le palme, la trasparenza del vento. Simili ad angeli in lenta processione, nella melodiosa malinconia della sera, sospese nella chiarità crepuscolare. O Maddalene, dagli occhi rapiti, a chiudere nel segreto del cuore l’immagine dell’eterno amante.
Questo pensava, mentre si sentiva trasportato verso di loro, al palpito meraviglioso, inspiegabile, del cuore.
Per cogliere, alla luce dei volti, dei sorrisi, limpida e luminosa, tutta la semplicità dell’amore.

di Arato Leonardo "Il tempo delle donne" in esclusiva concessione a

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postato da: artemidoro alle ore febbraio 19, 2008 20:54 | Link | commenti (16)
categoria:ricordi, letteratura, arte, autori ospiti
sabato, 16 febbraio 2008

La mia Finestra sul GiardinoAscolta la mia lettura del post ®

Divergevano due strade in un bosco
Ingiallito, e spiacente di non poterle fare
Entrambe essendo un solo, a lungo mi fermai
Una di esse finché potevo scrutando
Là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi, presi l’altra, che era buona ugualmente
E aveva forse i titoli migliori
Perché era erbosa e poco segnata sembrava;
Benchè, in fondo, il passare della gente
Le avesse davvero segnate più o meno lo stesso,

Perché nessuna in quella mattina mostrava
Sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno !
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
Dubitavo se mai sarei tornato.

Questa storia racconterò con un sospiro
Chissà dove tra molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, e io…..
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta.

Robert Frost
"La strada non presa"

Un pallido riflesso di Luna sull'acqua si muoveva delicatamente, lasciando intravedere il volto di una fanciulla.
Dalla finestra guardava l'acqua brillare e quegli occhi che sembravano fissarlo. Tese le orecchie. Avrebbe potuto sentire una voce, un richiamo? L'atmosfera pareva sospesa in uno di quei momenti del giorno nei quali il tempo sembra fermarsi, in quegli istanti nei quali ritornano immagini dal sogno.
Si chiedeva cosa fosse sogno e cosa realtà.... Trame sognate, forse vissute, cercavano compimento nel suo pensiero. Aveva vissuto, aveva pensato?
Tremava la bianca immagine e un sottile vapore saliva dall'acqua, una nebbiolina dalle delicate forme femminili.
Un po' cupo il pozzo era immobile, nella notte, un'oscurità antica una notte dei tempi dove il freddo e la paura erano ai margini.
Quali predatori notturni erano ai bordi della sua anima, quali pericoli in quel silenzio intorno..... in quei pensieri che veloci, quasi inafferrabili, passavano ?
Avrebbe voluto restare, contemplare soltanto il pallido riflesso.... la nebbiolina di vapore...Qualcosa gli diceva di chiudere gli occhi, andare a dormire...non restare  neppure più un istante.
Avanzò invece lentamente verso il pozzo e, arrivato vicino, vi si precipitò..... Cadde per un infinito tempo, sempre aspettando il fondo, l'abbraccio con il tremolante riflesso.
Cadde senza rumore o grida....e il precipitare era quasi simile al salire. Dopo poco.... al  terrore iniziale si sostituiva ad una strana sensazione, di vuoto, di nulla...
Perdersi, finalmente perdersi..abbandonarsi..lasciare il pensiero tornare acqua, onda, luce riflessa....
Nessuno lo trovò mai più.Nessuno si chiese dove fosse. Chi era stato si era tentato di scriverlo in qualche bugiarda riga....
Dicono che, ai margini del Bosco, vicino al vecchio pozzo, ormai da anni senz'acqua... si vedano, in  certe notti oscure due forme luminose abbracciate.....come fiammelle tremolanti e vive.Cambiano continuamente colore.... E qualcuno ha anche sentito, ma forse era solo un ubriacone che tentava di trovare la strada di casa.....due voci, insieme....
Abbiamo sete....dov'è la sorgente?
Poi si racconta, ma è sempre la stessa fonte....che il cielo si scurisca del tutto....si alzi il vento e  cada la pioggia, con strane sinfonie nel bosco.
Vuoi dirmi tu viandante dov'è la Sorgente?

Racconto breve di Arturo Ferrara   QDA Torino, diritti riservati
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postato da: artemidoro alle ore febbraio 16, 2008 00:17 | Link | commenti (15)
categoria:poesia, amore, letteratura, antropologia, oltre, sognando
giovedì, 14 febbraio 2008
LL'albero m'è penetrato nelle mani,

La sua linfa m'è ascesa nelle braccia,
L'albero m'è cresciuto nel seno -
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
Sei muschio,
Sei violette trascorse dal vento -
Creatura - alta tanto - tu sei,
E tutto questo è follia al mondo.

da L'Albero m'è penetrato nelle mani di Ezra Pound

Non c'è Albero che non mi commuova, soprattutto al tramonto, quando il suo profilo unisce la terra al cielo e tutto si confonde in pochi istanti.
Mi è piaciuto pensarti come un albero, non importa quale, il genere, la definizione, il nome....
Dove sono ora le tue foglie? Non sei un sempreverde.Neppure le tue radici vedo, solitaria resti in una desolata campagna di uomini che passano, sempre diretti ad un'altra meta, sempre di corsa. Le solite frasi, i soliti gesti.... Hanno in mano pacchetti di carta e nella mente vuoti antichi di abissi ed echi.
La notte verranno a trovarti gli abitanti del bosco, molti dei quali, invisibili agli uomini, spiriti, ti racconteranno della vita dei poeti. Sorriderai muovendo un poco i rami e dirai:
-Presto quello lo chiamerò a me-
In un limpido sogno il vento porterà la tua voce.... In volo, sopra di te passano coloro che si amano, ad occhi chiusi, volando in sogno verso l' amore e tu mostri la strada semplicemente restando come sei, centro dell'universo del pensiero, punto fermo, boa della campagna.... e faro della notte della coscienza.
Ti ho visto circondato di luce azzurra che diveniva lentamente rossa.... Ti ho visto brillare nel cielo...albero della vita molti cercatori dello spirito pensano di aver visto i tuoi frutti, il Serpente ne ha già parlato una volta....
No non erano mele, ma gli umani vedono ciò che vogliono vedere e in quanto al credere cercano la soluzione più comoda (in genere quella che rispecchia di più le proprie paure).
Dal tuo tronco s'arrampicherà al cielo la principessa?
O forse la gatta notturna, salirà a cercare l'altro mondo?
Oh Albero parlale questa notte di me e raccontale che sotto di Te ho riposato, pensando vagamente a un futuro condiviso, dille i poemi che ho recitato alla valle guardando laggiù quelle case piccole dicendo ..forse lei abita già lì....., forse ci abiteremo.  Sì non nasconderle le mie folli corse verso di te, per ritrovarti, vigile e attento, per pensarla.
Si spaventerà se gli narrerai che ai tuoi piedi le vipere nella stagione d'amore s'accoppiavano..... si commuoverà se gli dirai anche che alle mucche piacciono le mele verdi e acerbe, dalle mie mani donate?
Nasceranno nuove foglie....mi piace pensare che il tuo sorriso sarà il suo e la lunga chioma frusciante come le tue foglie al primaverile vento.
Immagino poi me, (ma forse è solo specchiarsi) senza radici, con i miei rami spogli mi rendo conto delle stagioni passate su di noi.... ogni solco una ruga, nella corteccia qualche ferita ma, ancora lassù, anche oggi c'è la Luna...domani mattina sorgerà il Sole...per noi e per tutti, coloro che insonni scrutano il proprio cuore.

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postato da: artemidoro alle ore febbraio 14, 2008 00:16 | Link | commenti (6)
categoria:poesia, amore, letteratura, editoriali, sognando, io
martedì, 12 febbraio 2008

Che aspettiamo,  nella piazza riuniti?
Oggi arrivano i barbari.
E perché mai tanta inerzia in Senato?
E perché i senatori  ne sono assaliti?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devono fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
...........................................................

Perché i nostri due consoli e i pretori con foga
sono usciti stamani in rossa toga
Perché i bracciali con  ametiste ,tutti quanti
gli anelli con splendidi smeraldi luccicanti?

Perché brandire le mazze preziose
e son   d'oro e d'argento tutte le cose ?

Oggi arrivano i barbari,
e questo fa impressione ai barbari.

Perché i valenti oratori non vengono a parlare
 i loro discorsi, come sempre a blaterare?

Oggi arrivano i barbari:
non amano la retorica e le parole oscure

Perché d'un tratto questo smarrimento
ansioso? (Le espressioni si son fatte scure)
Perché  le strade  e le piazze son restate  vuote
e ritornano tutti a casa con lamento?

S'è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti ai confini,e poi.... perduti,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, non è successo niente?
Era una soluzione quella gente.

liberissimo adattamento (la poesia che invito a cercare leggere in originale è stata modificata e tagliata)
di Arturo Ferrara da C.Kavafis "Aspettando i Barbari"


Forse attendi anche tu i Barbari che vengano a guidare la Tua vita, ti mettano nuove regole, ti controllino, ti dicano ciò che è giusto o ingiusto e ti puniscano là dove tu non sei capace. Forse hai bisogno di un nemico, qualcuno da odiare o qualcuno che ti contenga, incanali il tuo rancore, definisca il tuo dolore.
Forse un capo, qualcuno da servire, un uomo, una donna..... che ti dica che tutto ora sarà nuovo, diverso.
Forse hai bisogno di qualcuno che ti dica che esiste qualcosa di certo, sicuro, conforme, normale, che te lo imponga se non ci credi, qualcosa qualcuno da difendere, da propagandare, comperare, vendere.... un capo, un'ideologia..... qualunque cosa.
Ma non verranno neanche oggi i Barbari e sarai solo con te stesso(a) i tuoi pregiudizi, i tuoi luoghi comuni, ma anche i tuoi sogni e pensieri.

artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer Torino 2008
postato da: artemidoro alle ore febbraio 12, 2008 00:55 | Link | commenti (12)
categoria:poesia, riflessioni, pensieronotte
sabato, 09 febbraio 2008
Camminavo l'altra notte nel bosco, al buio, su un piccolo sentiero fangoso. Quando non sai esattamente dove metti i piedi ti fidi in parte dell'istinto ma, nello stesso tempo volgi gli occhi al cielo, cercando anche solo una stella che faccia un po' di luce.
Ti accorgi, però, anche che gli occhi si abituano lentamente all'oscurità e, se non disperdi la tua attenzione in vaghe ombre, cominci a vedere la strada. Scansi una buca, eviti una pozzanghera....
Ti sembra persino di diventare la terra che calpesti, il vento che ti sfiora.... la stessa notte che ti avvolge non è più un temuto manto di oscurità.... ma un colore di contrasto che fa brillare la tua aura, la luce interiore che ti guida.
E, dalle narici, arriva profondo l'odore del luogo, del bosco, dalle orecchie suoni, prima non ascoltati, ti segnalano che c'è molta vita intorno a te. Un fruscio di un animaletto, un uccello notturno che ti guarda passare e che sembra averti accettato come abitante dei sui regni... Una casa laggiù, lontana, con piccole luci accese.
Il tuo passo è più fiero e leggero, in armonia con la natura selvatica che ti circonda. E' come se ritornassi uomo primitivo, attento, vigile a percepire ogni cosa intorno a te e non soltanto i tuoi pensieri ai quali sei abituato a dare troppa importanza.
Ricordi allora di avere una meta.
Attraversando il bosco sono arrivato ad un piccolo locale sperduto che sapevo ancora aperto a tarda sera.

Io solo, un paninone, con le cose peggiori dentro, patatine...una ciambella.... un caffè.... il peggio del peggio a livello dietetico ovviamente, una bottiglietta d'acqua minerale e le inevitabili partite al vecchio flipper (esistono ancora!).
Ecco io e la mia gioventù.... d'improvviso ritornata insieme a un sorriso a pensare come nel mondo ci siano sempre piccoli angoli di ricordo, un solitario bar aperto nella notte e ancora il pensiero di te. Ti sarebbero piaciute queste piccole cose?
Magie e grandezze del Bosco  che, da lontano, pareva piccolo... Così, con un sorriso, immaginavo che avrebbe potuto entrare nella tua stanza (e io con lui, questa notte)

artemidoro blog fnfpvcbmpsvec lab artfer Torino
postato da: artemidoro alle ore febbraio 09, 2008 17:38 | Link | commenti (15)
categoria:amore, ricordi, letteratura, vivendo
giovedì, 07 febbraio 2008
*****(Esperimento di lettura con sintetizzatore vocale):

DOPO LA LETTURA DEL TESTO
 CLICCA QUI E ASCOLTERAI I COMMENTI FINORA PERVENUTI ..

artfer-forzenaturanell'immagine "Forze della Natura" in continua lavorazione.....
(se vuoi ascoltare il post agisci sui comandi del lettore nella colonna a destra)

Quando l'angoscia riempie il cuore, come un onda cresciuta lentamente. Quando i pensieri camminano su vicoli ciechi e bui e non sanno guardarsi le spalle e nere ombre immagini all'angolo..... Quando inquietanti figure strisciano sulle pareti cercando di vivere sui tuoi dolori, alimentandosi di ogni dubbio o rancore....
Allora, quando le mani gonfie e stanche, segnate da profondi segni si sentono inermi anche alla difesa, a coprire un viso a scacciare un ricordo.....  Ogni ruga è un canale scavato dall'attesa, dal silenzio.....Allora è ora di cercare i tasti bianchi e neri è il tempo delle trio sonate di Bach. Un piccolo tempio, una strada, un sentiero pieno di rugiada, dove ogni sasso è al suo posto,(ricostruisce forse un Universo senza il Caos?) dove le foglioline del thé ti attendono. Il tavolo di legno rotondo e semplice, i gesti rituali, ogni attrezzo sacro...e la scodella della pace che attende un po' di calore....
Allora scorrono nella Tua anima i giorni passati e tra le canne dell'organo gli Spiriti ti dicono .
-Siamo ancora qui, ascolta..... non così lontano....non così assenti....
Tutto si trasforma....
Ogni nota una piccola fiammella nel buio, ogni accordo una eco del pensiero.... Parti di te non si combattono più ma suonano insieme.
Sono strumenti le dolorose mani, nel semplice tempio di legno e acciaio ripercorri la tua vita..... evanescente come quelle matematiche note.....   Un altro giorno è passato, raduna le tue stanchezze e i tuoi silenzi.... bevi lentamente il tuo fumante thé..lascia  che il corpo si unisca allo Spirito e insieme, ancora, giochino con la materia che si fa musica...lascia che il Tuo pensiero corra ... immaginerà Lei come forse non è  e come forse mai sarà..... e forse, persino ti dirà che esiste....
Sorseggiare il Tempo, diluire lo Spazio....
Sarai senza accorgertene all'aperto.....il profumo dell'Alba ti riporterà alla vita e un Sole timido riflesso, nel sorriso di Lei, accompagnerà la delicata mano che  stringerà la tua.

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postato da: artemidoro alle ore febbraio 07, 2008 22:11 | Link | commenti (5)
categoria:amore, oltre, pensieronotte
martedì, 05 febbraio 2008
Cime foto di Arturo Ferrara diritti riservati

La muta domanda era sospesa sulla moneta in bilico che ruotava sui bordi della tavola, senza mai cadere.
Il treno procedeva veloce ai margini dell'Abisso e il Ponte s'incrinava già a sentirlo venire. Non rallentava ma continuava a ripetere tra sé la sua domanda.
Le risposte sono arance mature sospese in bilico sull'Albero della vita. Ho visto nelle radici ogni tipo di frutto colorato.... eppure erano solo semi, candidi come occhi di cuccioli nati alla vita.
Prosegue il cammino sui binari e ad ogni stazione trema.Non ha importanza se la chiami capolinea o partenza, nulla di nuovo sotto il sole.
Il Sole è una arancia matura dietro l' Albero della vita e la Luna un pallido limone per la sua mente che brucia di un'inestinguibile sete.
La muta domanda era sospesa come un mimo in un gesto eterno, fissato per sempre in una pallida immobilità. Troppo assente era stato, troppo estraneo..... Chi, cosa poteva fermare la sua corsa o, almeno, darle un moto perpetuo e garantito?
Senza mai cadere scivolava nel piano inclinato degli anni e cercava quella mano, la sola che avrebbe riconosciuto.....
Il campo sognato di papaveri è pieno di volti, i sorrisi dell'estate sono un promessa, s'alternano i tempi e le stagioni e Lei nella sua fantastica immaginata veste bianca.
La domanda era ancora sospesa e una voce intonava, lontana un dolce canto.....

Cerchi sempre una spiegazione, un significato nascosto, temi una trappola, oscuri simboli, allunghi le mani e tutto ti sfugge....
Non vedi i colori, non senti gli odori, il tuo amore sono vuote chiacchiere e parole, parole, già masticate da altri..... Quanta aridità  e si crede di essere generosi, le certezze che propaghi a tutti sono loro che ti giudicheranno .....
Eppure soffri e come tutti per fuggire, sei salita sul QUEL treno, dirigi da sola la Tua orchestra un poco stonata, sopra le righe..... e ascolti le Tue stesse canzoni dalla eco non sincronizzata della cabina-stanza chiusa.
Un pubblico assurdo guarda il treno che s'avvicina al Ponte....falsi profeti vedono tragedie, terribili sofisti sono ciechi e logici in fila fanno calcoli mentre la vita scorre, scorre in un filo d'erba tra i binari.....
Gonfi di sentimentalismo deteriore parole, lacrime, urla, gesti studiati, mossettine...... immagini di te riflesse ti perseguitano.
La vita, la vita, la vita, la vita, dov'è la vita all'improvviso urlò affacciandosi dal finestrino del treno e vedendo indefinibilmente ogni cosa trasformata dalla velocità...... cosa rimane di quelle povere autocertificazioni e auto celebrazioni?
E poi, quasi rientrando in se stesso, come se non esistesse nulla, il treno, i binari, la stazione, il ponte gli abissi disse:
Ancora non sai che ......
Il passaggio in un buio tunnel portò via la luce.... un vento impetuoso portò molte grida alle quali segui un inquietante silenzio. Quando tutto sarà finito.... si chiedeva anche se sapeva, sì sapeva che era già, oltre al ponte, dove non c'è più inizio, né fine.


un racconto breve per il web di Arturo Ferrara (QDA Torino, diritti riservati)
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postato da: artemidoro alle ore febbraio 05, 2008 00:09 | Link | commenti (8)
categoria:riflessioni, letteratura, antropologia, oltre, maschere