La Chimera
Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m'apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l'immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
(Dino Campana da Canti Orfici)
Il fascino che esercitano le poesie di Dino Campana per me è inalterato nel tempo.Primo amore di gioventù che, in età non più giovanile, non solo si è confermato, ma "affinato".
Nella "Chimera" che risuona in me come se la leggesse una parte interiore e antica di quella componente epica che appartiene a tutti e che trasforma gli esseri, le cose, gli eventi, in miti si ascolta... si pensa in viaggio feroce a piedi delle montagna a cogliere le ombre, le visioni di una notturna anima inquieta. Una mente in cammino, nel chiuso della propria stanza fino a perdersi nel ricordo o "fuori" in un naturale mondo dove ogni cosa diviene un segno, un simbolo... quelle "lontananze ignote" che, con il loro inquietante fascino ci trascinano nella vita a..ri conoscere, ricordare. Ognuno di noi, "ignoto poema di voluttà e di dolore" nei rapporti con la propria infanzia, si vede alla ricerca di quell'amore, quella "visione" di confine fra sogno, realtà e possibilità che "giustifichi" non solo la nostra esistenza ma il divenire o meglio l'incontro fra essere e divenire. I ritmi le assonanze nella poesia sono come un fascinoso tamburo nello sfondo che ci guida all'interno del "bosco della notte" un volto, quello sognato, cercato....intravisto, una donna che è il simbolo di ogni femminilità, la "melodia" ricercata, "l'armonia" raggiunta attraverso l'inquietudine e l'ingresso nel mondo dell' ombra dove la realtà non è quello che appare e il sogno s'incarna, si trasfigura.
L'immobilità dei firmamenti, come fotografata in contrapposizione al divenire umano, una sfasatura temporale dove sulla terra tutto sembra correre veloce verso il nulla e il lavoro, l'attività dell'uomo di fronte alla staticità solenne della roccia, la maestosità della Natura "prepara" evoca quel "piangenti" che sin troppo denota la condizione di smarrimento nella consapevolezza della propria precarietà.
Solo l' invocazione alla Chimera, la sua folle ricerca nel divenire rende pensabile il rapporto Cosmo e Microcosmo, Materia e Spirito, Ombra e Forma oppure annuncia che non si tratta di un "rapporto" e che il "dentro" ed il "fuori" sono su un piano di continuità quasi indistinguibile.
artemidoro blog ©fnfpvcbmpsvec artfer Torino 2006
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