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Il tuo problema è che confondi il mondo con ciò che le persone fanno, e anche in questo non sei il solo:tutti noi ci sbagliamo.Le azioni che le persone compiono sono scudi contro le forze circostanti;ciò che facciamo in quanto individui ci conforta e ci fa sentire al sicuro; ciò che la gente fa è veramente importante, ma solo come scudo. Non impariamo mai che le cose che facciamo in quanto persone sono scudi e permettiamo che dominino e scuotano la nostra vita.
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Il mondo è incomprensibile.Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti.Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile!
"Ma l'uomo comune non fa questo:il mondo non è mai un mistero per lui, e quando arriva alla vecchiaia è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. Un vecchio non ha esaurito il mondo, ha esaurito solo ciò che la gente fa, ma nella sua stupida confusione crede che il mondo non abbia più misteri per lui .Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi!
da "Una realtà separata"Carlos Castaneda Ed.Rizzoli 2000
Ponendomi come lettore di fronte a queste frasi l'uomo razionale in me si ribella, quasi si indigna.... E la scienza, l'evoluzione, il sapere umano? Ci vuole poco a convincersi che molti "misteri" sono stati conosciuti, interpretati, spiegati.... Eppure le frasi citate invitano più che mai ad una ricerca, non frenandola proprio inquadrandola nel limite delle nostre presunzioni, alimentandola invece con un istinto di conservazione della vita più che quello di una sua dissezione, per conoscenza. La nostra visione antropocentrica, inculcataci dalla nascita, coltivata nella scuola e poi applicata nell' evoluzione, tuttavia non finisce mai di infliggerci umiliazioni, frustrazioni e angoscia quando (ammesso si riesca ancora a farlo) il nostro pensiero va "oltre" e prova a vedere in quei terribili "buchi" spazio temporali.... dove l'intera storia dell'umanità è piccola cosa.... E l'uomo scopre quella parte antica di sè che lo fa sentire un poco-difeso animale nel mondo naturale, una dimensione che si sta stringendo, trasformandolo in un essere claustrofobico e avido, sempre meno sensibile, sempre più attento al dato alla trasmissione più che alla comunicazione.
Si guadagna in questo senso anni di vita biologica ma "invecchia" precocemente.... tra sterilità e ipocondria.
Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo, ci diciamo (altra caratteristica e di parlare sempre e solo con noi stessi) neanche farci sfiorare dall'incomprensibilità..... Se fosse così tutto perderebbe di senso, noi la nostra vita, l'ordine (molto forzato) in cui abbiamo inquadrato tutto erigendo la nostra presunta volontà a padrona.
Rafforziamo allora la nostra identità. "Cogito ergo sum" come se ciò alleviasse il nostro cosmico senso di vertigine e solitudine.... o cerchiamo nella "forma", nella cura della nostra proiezione negli altri, la via per sfuggire alla precarietà e labilità della nostra natura.
Noi come si dice nella parte finale...esauriamo noi stessi, la nostra voglia di vivere e tentiamo...con danni enormi all'ambiente di esaurire tutto ciò che c'è intorno a noi, travolti da una disperazione che ci è generata dalla paura di perdere, abbandonare, tutto ciò che abbiamo creduto "nostro", "solido" "reale"...naturale prolungamento del nostro ego.....
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La soluzione? E dopo ciò che ho detto con quale presunzione potrei anche solo pensarla... però una parolina mi viene ugualmente: vivere (però non dialogare con te stesso per chiederti cosa significa)
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categoria:riflessioni, antropologia, oltre, maschere











Dolci le udite melodie, più dolci