Ma chi sono,dimmi, i viandanti, questi ancora
un po' più fuggiaschi di noi, che fin dal mattino
urge e torce una volontà mai sazia
d'amore, di chi, di chi mai? Ma li torce,
li piega,li libra e li agita,
li scaglia in alto e li riprende; come da un'aria
oliata, più liscia, essi precipitano
sopra il tappeto cunsunto, assottigliato
del loro eterno saltare, su questo sperduto
tappeto dell'universo.....
da Elegia Quinta
Elegie Duinesi Rainer Maria Rilke
trad.Romano Guardini Morcelliana Brescia
Le Elegie Duinesi nella traduzione citata (in verità è inserita all'interno di un saggio ) sono da considerare una delle letture più intense da me fatte.Sono passati un po' di anni (tanti) mi trovavo in Alta Valle di Susa in una casa in mezzo a un bosco e,da un lato una montagna incredibilmente ripida. Erano nitidi giorni di agosto e io, nel balcone passavo le notti leggendo e guardando il panorama (si vedeva distintamente la Sagra di San Michele e, in lontananza Torino, mio luogo di residenza):
Non so se era quel particolare periodo della mia vita o la lettura di Rilke..... ero in una specie di atmosfera sospesa, nello stesso tempo estraniato e e partecipe di ogni cosa.... Osservatore vigile ma anche etereo essere della vita notturna ....Così leggevo e nel mio giardino aspettavo la famiglia di ricci che veniva a mangiare il "pappone" da me lasciato.... i vari gatti del vicinato e a volte qualche famelico cane sperduto che aveva trovato il sistema di passare sotto la precaria recinzione. Non mancavano le stelle cadenti.... E le Elegie Duinesi lasciavano nel mio cuore e nella mente indescrivibili sensazioni che,anche ora non riuscirei neppure a accennare.
Qualcosa di quella magia (un equilibrio tra Natura e Cultura) c'è anche ora, anzi ogni volta che riprendo in mano il quaderno dove ho ricopiato Rilke (il libro non era mio e non sono mai riuscito ad acquistarlo).
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