E' lecito confrontare le cose piccole con le grandi? Il buon Virgilio confrontando la laboriosa attività delle api e la grande opera dei Ciclopi (Georgiche ) se lo domanda.L'espressione è ancora usata oggi quando si fanno paragoni sproporzionati o un po' troppo audaci.
Ma in fondo il nostro criterio di valutazione è molto basato su questo principio,anche incosapevolmente. Troppo limitata è la nostra vita, le conoscenze,le esperienze stesse, il tempo vissuto e che ci resta da vivere.
Sono palesi i limiti della cultura tramandata e sono non solo di tipo geografico,storico,sociale,antropologico.
Questi limiti possono e sono a volte ancora più presuntuosi e nocivi nella "cultura scientifica" che ,in maniera autoreferenziale, sembra dichiararsi fuori dal pericolo
Il formarsi delle idee (quale è il confine con il pregiudizio?) in fondo ha tra i suoi fondamenti che sono giuste,reali,possibili..... peccato che spesso si scontrino con le opposte, ugualmente ritenute tali.
Resta poi un altro problema, che è citato per uno spunto di discussione, con che criterio definire le cose "grandi" o "piccole"? Con un concetto temporale, di durata ad esempio? Oppure con un concetto spaziale di grandezza? Nel primo caso anche se la "durata" e la "persistenza" sembrano una garanzia a volte e anche spesso si sono rivelate momento di arretratezza, vero e proprio limite. Nel secondo caso si può ad esempio definire meno importante un virus micidiale (invisibile) a un qualcosa di macroscopico ma statico, non in evoluzione,programmato.
Mi fermo qui, lasciando a chi vuole l' approfondimento del problema che, veramente,sembra senza fine.
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