Ogni struttura celebrale è diversa.Esprime e decodifica in maniera diversa ogni cosa. Che tutto sia comune è una finzione, spesso forzata.Se è assurdo pensare di capirsi lo è anche semplicemente pensare di comunicare. Eppure si fa questo tentativo che è vano quanto quello di fermare il tempo.Si vive d'illusione .Illusione di piccole cose, messaggi giunti a destinazione, interpretazioni che abbiamo fatto e ci sembrano corrette....Fino quando, eventi, fatti e persone ti riprecipitano nel buio, dove ogni cosa avviene quasi al di là di te.E ti accorgi che non sai, non sanno, non hanno saputo (a volte colpevolmente altre meno)....E ti chiedi chi sei, chi sono loro,ti vedi andare avanti con uno sguardo più stupito dei compagni di viaggio e osservi loro quando non si fingono estranei a se stessi .... Poi verrà l'assenza, il silenzio....(La temi e la cerchi nello stesso tempo).Molti tentano, credono di esprimere qualcosa, di appartenere ad un'idea, un pensiero, un modo di vita. La loro incoerenza assurda che ti è manifesta (e pensi, con un brivido alla possibile tua, che magari non percepisci) fingi di non vederla, non per convenienza, ma perchè ormai hai pena di queste finzioni che sono dei veri orrori esistenziali, pessime maschere del vuoto, a volte anche l'anticamera del pregiudizio.E poi, poi...quale alternativa....se non giocare consapevoli, un ruolo, un'identità in questo teatrino dove presto i figuranti cambieranno.
Eppure sai che ogni parola detta o sentita, ogni immagine odore e suono ti cambierà e che ancora cercherai l'ebbrezza di un istante di comunione con qualcuno . Non riesce a non commuoverti la precarietà del tutto e la ricerca di un minimo di dignità ed onestà, materiale, intellettuale.
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