Artemidoro

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Nome: Artemidoro
Fermati un attimo guarda, guardati in un occhio qualsiasi, ci sei tu, la tua storia,il presente, il futuro..... Ama gli sguardi come non ami te stesso, se non vuoi che la vita sfugga via, da te,dalla tua specie, dal tuo mondo,dai tuoi occhi e da quelli che ti osservano con amore.

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giovedì, 15 maggio 2008
Davanti alla web camNon riuscirò a immaginarti o descriverti. Anche solo il pensarti è una cosa difficilissima da sostenere. Perdere lo spazio e il tempo per entrare nello Spazio-Tempo e scivolare dalla tangente della Realtà verso il limite infinito del Sogno....
Ci fosse qualcosa di certo, anche solo una Tua ombra proiettata su un muro.
Il Tuo profilo a volte sembra apparire in una nuvola nel cielo, altre nella corteccia di un albero. Il Vento porta la Tua voce, così forse solo immagino e sento anche nell'aria un indefinibile profumo di Te.
Non riuscirò a descriverti, anche solo folleggiando con la penna o i pennelli, né tanto meno a plasmare l'orma di Te con la creta.... sentirò nascere allora e ancora nostalgie che nessuno vedrà, cercherò il disperato Silenzio, la colpevole assenza. Cosa dovrei comunicare , quale il minimo comun  denominatore tra noi, il codice che permetterebbe anche solo un istante la percezione di ciò che sento in me?
Una goccia d'acqua scivola lenta dalla foglia e la radice la attende perché ha sete, così comunicano gli inferi e i cieli. Tu sei la pioggia che cade e il sole che l'asciuga, tu sei la quiete e l'impeto che permette il Compimento.


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postato da: artemidoro alle ore maggio 15, 2008 01:58 | Link | commenti (13)
categoria:amore, antropologia, oltre, sognando, maschere
lunedì, 12 maggio 2008
Una nuvola non riesce a coprire un luminoso quarto di Luna. Pioggia e odore di erba fresca...Sono le cicale che parlano alla Notte?  Ripenso alla giornata passata.
Prima del tramonto ho dialogato un po' con un merlo che rispondeva ai miei fischi. Io so cosa diceva....

-Cosa fai sotto il mio albero, va via....

-E io dicevo...
-"Ma ci sono tanti alberi perché "Tuo"-?

-E lui:

 -"Perché, per dirti queste cose ho dovuto scacciare altri uccelli e me lo sono "conquistato",  occorre difenda il mio ramo  la Notte è vicina e io devo fare il mio saluto al giorno andato, da qui."-

-"Io volevo salutare Te che salutavi il giorno, così in un colpo solo saluto tutte e due, che ne dici?"-

Il merlo è volato via...e non ho sentito la risposta . Forse aveva già fatto il suo saluto, forse ha pensato che con la dialettica volessi conquistargli il ramo e l'albero e se n'è cercato un altro....
Poi dopo poco ancora la sua voce, in un albero vicino.

-"C'è posto anche per Te, vai pure dov'ero io che il saluto al giorno lo puoi,  fare anche Tu, e come si deve...."-

-"Saluti giorno.... e anche a Te, mio assente-presente Amore."-

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postato da: artemidoro alle ore maggio 12, 2008 01:44 | Link | commenti (9)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, oltre, maschere, io
giovedì, 08 maggio 2008
Oggi leggerei o rileggerei, con voi, una fiaba, il mio commento è nel titolo del post.

C'era una volta un vecchio poeta, proprio un buon vecchio poeta. Una sera che era in casa, venne un tempo bruttissimo, la pioggia scendeva a scroscio, ma il vecchio poeta stava bene al caldo vicino alla stufa, dove la legna bruciava e le mele cuocevano.
«Saranno proprio fradici quei poveretti che si trovano fuori adesso!» disse, perché era proprio un buon poeta.
«Oh, apritemi! Sto congelando e sono bagnato fradicio!» gridò un bambinetto che si trovava fuori. Piangeva e bussava alla porta, mentre la pioggia continuava a cadere e il vento soffiava contro le finestre.
«Poverino!» esclamò il vecchio poeta, e aprì la porta. Vide un bambino, completamente nudo, con l'acqua che scorreva lungo i capelli biondi, tremante per il freddo; se non fosse entrato, sarebbe sicuramente morto, con quel tempaccio.
«Poverino!» disse il vecchio poeta e lo prese per mano. «Vieni qui da me, che ti scaldo. Adesso ti darò del vino e una mela, perché sei un bel bambino.»
E lo era veramente. Gli occhi sembravano due stelle lucenti, e i lunghi capelli dorati, pure grondanti d'acqua, erano tutti bene arricciati. Sembrava un angelo, ma era pallido per il freddo e tremava con tutto il corpo. In mano teneva un bell'arco, ma si era rovinato per l'acqua, e i colori delle frecce erano tutti mescolati per la grande umidità.
Il vecchio poeta sedette vicino alla stufa, si prese il ragazzino in grembo, gli strizzò l'acqua dai capelli, gli scaldò le manine nelle sue e fece bollire del vino per lui; così il piccolo si riebbe, le guance ripresero colore, e lui saltò sul pavimento e si mise a ballare intorno al vecchio poeta.
«Sei proprio un bambino allegro!» esclamò il vecchio poeta. «Come ti chiami?»
«Mi chiamo AMORE!» gli rispose. «Non mi conosci? E questo è il mio arco. Io so tirare con l'arco, so tirare davvero! Guarda, adesso torna il bel tempo; la luna splende.»
«Ma il tuo arco è rovinato» disse il vecchio poeta.
«Che peccato» rispose il bambino, lo prese in mano e lo guardò. «Oh, adesso si è asciugato, e non ha subito danni. La corda è ancora ben tesa! Adesso lo provo» e così tese l'arco, vi mise una freccia, mirò e colpì quel buon vecchio poeta proprio al cuore. «Hai visto che il mio arco non s'è rovinato!» esclamò, e ridendo forte se ne andò.
Che bambino cattivo! colpire così il vecchio poeta che lo aveva ospitato nella sua casetta calda, che era stato tanto buono con lui, che gli aveva dato del buon vino e la mela più bella.
Il buon poeta era steso sul pavimento e piangeva, era stato proprio colpito al cuore e diceva: «Ah, che ragazzo cattivo è Amore! Devo raccontarlo a tutti i bambini buoni, affinché stiano attenti e non giochino mai con lui, perché può far loro del male!».
Tutti i bambini buoni, maschi e femmine, a cui egli raccontò l'accaduto, stavano in guardia dal crudele Amore, ma lui li ingannava ugualmente, perché era così abile! Quando gli studenti uscivano dalle lezioni, si affiancava a loro, con un libro sotto il braccio e un vestito nero. Non potevano certo riconoscerlo e così lo prendevano sottobraccio e credevano fosse uno studente come loro, ma a quel punto lui gli scoccava una freccia nel petto. Quando le ragazze se ne andavano via dal prete, o quando erano in chiesa, le seguiva sempre. Sì, era sempre con la gente! A teatro si metteva nel lampadario e ardeva come una lampada, così tutti credevano che fosse una lampadina, ma poi s'accorgevano di qualcos'altro.
...................................

da il Bambino cattivo di Christian Andersen

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postato da: artemidoro alle ore maggio 08, 2008 01:08 | Link | commenti (15)
categoria:amore, letteratura, antropologia, maschere
sabato, 03 maggio 2008
Posso chiudere gli occhi e pensare che esista. Ti sei forse dimenticata di me o son io, solo io, che quando passi vicino con il Tuo fruscio sono troppo distratto?
Posso dare un colore ai tuoi occhi, ai capelli e ricombinare ogni femminile forma per vivere anche solo un istante di incanto e dirmi:" Ecco, ho incontrato il Sogno".
Posso ascoltare il silenzio nella notte e cercare di sentire la Tua voce... mi dirai almeno il nome? Qualcosa ho sentito.... ma era così armoniosa, così fuggente.... e c'era ancora troppo rumore di fondo intorno a me. Oh vento fermati un istante, dove vai..... Passi e ripassi e mi porti vicino il sussurro e, un istante dopo, quando sto per percepirlo sei già lontano.
Nel Bosco gli alberi dicono :"Vieni da noi, la troverai seduta all'ombra."  Corro a volte ma arrivo che c'è solo l'Ombra di Lei. Forse perdo troppo tempo in qualche sentiero, mi fermano un poco le spine, qualche traccia di rovi nella pelle, e vi sono  luoghi selvatici e sconosciuti nei quali perdo l'orientamento.
Beveva al ruscello un airone cinerino.... un istante e si è alzato in volo, avrei detto che lì vicino c'eri Tu... Ma perché e dove Ti sei nascosta? L'acqua che scorreva limpida l'ho forse confusa per la Tua voce?
Conto a volte le stelle e ne guardo una più simpatica che cambia colore.... E penso che la stai guardando anche tu, lo so lo sento.... Ma, triangolando, se non sono capace io, puoi trovare Tu, così sapiente, la mia rotta, il mio sito nel mondo dove penso a Te?.
Uno scoiattolo che passa (o è un serpentello?) sembra quasi sorridere (o è un sibilo) e mi vergogno un po' della mia ingenua ingenuità....
Certo  lo so che il tempo passa e non è tempo e luogo.... Dovrei forse essere più serio e pratico, come a volte mi fingo.
Ma posso ancora poco prima di svegliarmi immaginare di essere già sveglio di vederti distintamente. Ma è così poca la mia fantasia che non sostiene la realtà che devo inventare ogni giorno
Non saprei cosa dirti, non esistono parole per esprimere ciò che, solo l'immaginarti mi fa provare, e rimango immobile, come sospeso nei secoli, maschera, totem nello spazio.Un raggio di sole dalla finestra mi sveglia del tutto e per un istante, un solo piccolissimo frammento di tempo immaginato dalla mia mente mi porta alla realtà: si compie l'incanto e Tu sei tutta Luce.
Allungo le mani, barcollo....
Se cadessi si spalancherebbero infiniti abissi davanti a me, terribili mondi esteriori e interiori...ma ho la sensazione Tu mi sostenga, anche se, quando apro ancora gli occhi, vedo solo la finestra e la montagna.


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postato da: artemidoro alle ore maggio 03, 2008 21:53 | Link | commenti (19)
categoria:amore, letteratura, antropologia, oltre, io
giovedì, 01 maggio 2008
Credo che, ormai, la gente sia stufa della retorica. E' vero continua a praticarla per mascherare a volte il grande vuoto esistenziale che ci circonda, il silenzio interiore dei pensieri o la confusione generata dall'incontrarsi dei contrari, lo scontro e la competizione dei simili, forse anche per "adeguarsi" a qualcosa che pensa necessario.
Conformismo anticonformismo di maniera, (ancora peggiore), luoghi comuni, esibiti, ostentati, compiaciuti, diffusi e a volte persino imposti... traboccano soprattutto da trasmissioni televisive ,libri, manifestazioni politiche e pseudo-culturali.
Non sempre.... in auto, ascoltando una  trasmissione radiofonica ho sentito interessanti teorie, in un quasi innocente dibattito dove il  Odifreddi (autoelettosi a "apostolo" di un "para"(....) "pseudo" filosofico,ateismo) faceva le solite brutte figure, di fronte a un pensatore di ben altra portata.
"Il massimo ordine e programmazione porta al caos, all'incomprensione."
Ti capita spesso di vedere ciò, mentalmente e praticamente parlando in coloro che ostentano, programmazione, ordine e disciplina. La disciplina interiore è un'altra cosa e appare molto di più (per chi sa guardare) di quella esteriore, spesso miserabili formalismi, esoscheletri di azioni non accompagnate da una coscienza vigile.
Vi sono persone che riescono a dire banalità (spesso neppure con l'onore e il pregio di essere autonome, ma di riporto) in maniera difficilissima, se sono in buona fede sono solo pieni di sé (in genere con moltissimi complessi) tesi a dimostrare la loro casta e appartenenza intellettuale, se sono in cattiva fede, sono dei mediocri che sanno di esserlo e credono, in quella maniera (proprio perché sono mediocri) di mascherarlo, nasconderlo.
Si dimenticano tutti che spesso la gente ha sensibilità nascoste che, al di là della loro cultura o grado di asservimento e conformismo, percepiscono i pensieri, i sentimenti veri.sarà solo un istante, un momento, un barlume di percezione ma a volte illumina la loro vita e fa loro cominciare una nuova strada.
Il concetto di superiorità è strettamente legato al potere. Chi ha potere si sente superiore e chi non ce l'ha cerca di farsi superiore per averlo. Entrambi riescono a rovinare la vita a se stessi e, a volte ai loro seguaci......
Ovviamente queste piccolissime riflessioni...non sono "ordinate".
Per fare un po' di ironia finale dico che per il problema per me non si pone io non mi credo superiore , io sono superiore, anche se, vi confesso, nonostante ci abbia pensato più di cinquant'anni, non riesco capire "a chi", superiore a chi.... (ehmm anche a cosa).

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postato da: artemidoro alle ore maggio 01, 2008 11:06 | Link | commenti (9)
categoria:riflessioni, letteratura, esercizi, editoriali, filosofeggiando, maschere
lunedì, 28 aprile 2008
Male feci a non astenermi tante volte dal dire, commentare.Me lo dico  ora, in un momento di estrema, acuta sensibilità, dove mi accorgo di quante cose mi facciano male nell'altrui atteggiamento.
Non ho colpe da distribuire, neppure ho voglia di cercarle in me. Se uno mette una lente d'ingrandimento su qualunque cosa o essere e vuole trovare imperfezioni ed errori, li trova nella misura delle sue paure, così capita anche se vuole trovare virtù, come quando ci si innamora e ciecamente si proiettano i propri sogni in un quasi inconsapevole essere che, nei casi migliori, non ne approfitta e guarda con quasi disgustata indifferenza la cosa.
E' patetico, mentre la vita scorre con i suoi eventi e ti sospinge anche spesso dove non vuoi andare tu stia a sottilizzare su tante cose.....
"- Gli Angeli hanno le ali....i Demoni la coda? Sono in Terra o in Cielo, visibili o invisibili, nell'Essere o al di fuori?"-
E' quasi triste pensare che, mentre la tua immagine allo specchio muti, tu insegua pateticamente una forma di bellezza che non ha corrispondenza, è fatta di movenze, gesti...più che di forme.
E' anche molto squallido chi invece pensa esistano solo le forme e ad esse fa tendere ogni pulsione....
Toccare, vedere, sentire, percepire..... Ognuno gira con piccole lenti per approfondire e invece ridurre solo al particolare, il suo..... Ognuno gira anche con occhiali scuri, scurissimi, per non vedere... per continuare a cercare, illudersi...Perché l'invisibile, persino il nulla, è popolato di fantasie e ombre e, a volte, la realtà non lascia spazio ad esse.
Vivere, sognare, essere, dormire..... pensare. Alzarsi la mattina e girare come un anima inquieta tra il traffico, quel veloce mondo che scorre verso mete mai definite, come condannato al consumo e al movimento sino all'esaurimento.
Quasi parlarsi da solo per dare voce ai tuoi pensieri, immaginando già che non abbiano eco, corrispondenza, dialogo.... e poi ancora tacere, silenziosamente rifiutarsi di radunarli nell'ovile della mente.
Qualche volta scrivere, non per ascoltarsi ma per mettere un messaggio in una bottiglia e lanciarlo in un oceano di indifferenza....
Sedersi in riva alla mente e vedere passare i nemici pensieri ad uno ad uno ritornare e attendere follemente, ancora Te, senza neppure saper immaginare con che voce, in che forma e quando e  dove potresti arrivare.....

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postato da: artemidoro alle ore aprile 28, 2008 22:44 | Link | commenti (7)
categoria:riflessioni, letteratura, antropologia, filosofeggiando, oltre, pensieronotte, maschere
giovedì, 24 aprile 2008
Se la Fede è un atto di volontà può assumere aspetto di prepotenza, applicata a sé ma soprattutto se distribuita agli altri, in maniera forte, sicura.... Se non lo è ed è uno stato di Grazia per definizione stessa della "Grazia" è imperscrutabile, indefinibile, la scelta e la definizione e,  (forse) non distribuibile tanto facilmente.
Se è dettata dalla Ragione ne subisce tutti i suoi dubbi e tormenti..... Se suggerita dal sentimento si riveste di consolatorie aspettative che funzionano finché non vengono deluse, perché forse il sentimento ha raramente la forza di proiettarsi oltre l'emozione, il contingente, il visibile, ciò che appare. In questi due ultimi casi la soggettività stessa dei giudizi rende la "distribuzione" e il coinvolgimento abbastanza difficile.O meglio magari all'inizio facile, ma presto abbastanza fragile per la natura stessa della ragione e del sentimento..... miranti a cercare verifiche, conferme..... Se non vi sono non si rafforza la Fede e se ci fossero lo stesso concetto di Fede, rischierebbe di vacillare.
In ogni caso vi sono meriti per ciò?
Certo la coerenza tra opere e pensieri ...il praticare le "buone opere" ,tali si possono dire quelle che a lungo termine danno buoni effetti, (c'è molta arbitrarietà e presunzione nella valutazione dei buoni effetti...) può essere una maniera per avere un traccia....ma, spesso le vie non sono così visibili, praticabili, a volte sembrano persino non buone..... Chi giudica, chi può giudicare? Chi mette degli occhiali scuri vedrà scuro, chi usa una lente di ingrandimento vedrà ingrandito, chi no...vedrà forse poco... eppure quasi tutti ciononostante provano a descrivere il tutto, persino a cercare di diffonderlo e condividerlo.
Riflessioni, momenti di angoscia nel dolore, strade che percorro ora quasi come un fuscello spinto in piccole vie, cunicoli chiusi. Sognavo grandi prati e cieli e strade più libere....non percorsi obbligati..Sognavo il cielo non terrene dolorose vie volevo nelle acque diventare acqua e stare lontano dal dolore delle fiamme pur avendone il calore.... Non è che volessi, speravo forse, non è che sperassi..sognavo forse...non è che sognassi, evitavo a volte la cosciente analitica riflessione, il peso dell'esistere.....

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postato da: artemidoro alle ore aprile 24, 2008 00:09 | Link | commenti (18)
categoria:riflessioni, antropologia, filosofeggiando, oltre, pensieronotte
lunedì, 21 aprile 2008

Esistono luoghi della mente (sono forse dei buchi nello spazio tempo) dove le parole nascono come fiori.... non si curano più dei sensi e sfuggono all'organizzazione del pensiero.
Fatica la ragione a metterle insieme o tutte in fila in ordine in una frase o allineate in versi e rime....
Non sono giochi innocenti, anzi a volte son persino fastidiosi perché ti portano lontano da ciò che "volevi" dire o "fare".
Hai paura di scoprire te stesso.... di essere giudicato?
A volte il fanciullo solo, da troppi secoli, gioca con i suoi vocaboli, ne percepisce quasi il colore, l'odore.... a volte li usa quasi come feromoni per attirare in immaginari amori altre parole femminili e sole.....
Ma il più delle volte l'inconsistente parola o frase..... come un onda nel mare della mente si ingrandisce propaga per poi svanire quando il primo sassolino ha fatto quattro salti nel mondo.
Vedi l'altra riva..... ma con il sasso lanciato non ci arrivi.... troppo in fretta affonda..... Ascolti. Quel suono che si ripete e che è il ritmo dell'Universo, il ciclo delle Acque e dei Cieli, il Fuoco che arde le profondità della Terra, la futura polvere che ricoprirà tutto.
Così, tra le maglie del tempo che passa, non guarda se stesso l'Artista.... per non scoprirsi solo e vecchio, per non vedere la sua assenza e immaginare tra le due rive un ponte o almeno un cielo.
Ogni tanto si specchia nelle acque a volte inquiete altre stagnanti...Non vede nulla oltre quel se stesso che pare un riflesso di uno specchio lontano.....
Cade una foglia, ancora s'increspa l'acqua e l'onda, la piccola quasi impercettibile vibrazione modulata sarà raccolta da qualcuno, lontano, vicino, nello Spazio, nel Tempo....

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postato da: artemidoro alle ore aprile 21, 2008 23:52 | Link | commenti (16)
categoria:fiori, riflessioni, letteratura, filosofeggiando, oltre, pensieronotte
domenica, 20 aprile 2008
Cercare l'essenziale in ogni cosa o fatto, guardare tutto da diverse prospettive e né poco, per non agire con eccessiva fretta né tanto e troppo per non perdere, con l'attesa, coraggio e possibilità.... Tutto ciò è un sottile equilibrio, una miscela di sentimenti e pensiero.
Essere sensibili ma non così tanto da non agire a volte in maniera decisa e forte anche contrastata.....
Se si guarda troppo all'interno di sé, si rischia di perdersi nel mondo dei fantasmi, l'immergersi in un pozzo di antica umanità dal quale è difficile risalire all'oggi...se si guarda troppo all'esterno, mode, usi e costumi opinioni e condizionamenti più che aiutare, rischiano di limitare.
Qual è il Segreto? Può conoscerlo il pensiero, descriverlo  la parola, o si limitano ad aggirarsi intorno come un cane intorno ad un recinto. Ci sono varchi, si possono scavare vie di uscita? E Volare, oh volare oltre...... Ma se si volasse poi perché tornare a terra e non perdersi nei vasti infiniti universi, perché ancora da bipedi perdere l'uso delle ali?
Il giorno la notte....i silenzi le parole...la gente, la solitudine....Io e Te.
Quali sono i punti di confine dai quali si vede il panorama sospeso dei contrasti... il limite nel quale non perdendo se stessi si conosce l'Altro.... "altro"?
Domande che sono forse portate dalle nubi che vedo lassù nella montagna e da  nebbia, neppure tanto sottile viaggiano solidali e contrastanti.... Dove vanno, dove vado.....
Più che di parole che mi girino intorno avrei bisogno ...... che tu fossi qui ad equilibrare questi "contrasti".


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postato da: artemidoro alle ore aprile 20, 2008 10:19 | Link | commenti (7)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, filosofeggiando, oltre, io
martedì, 15 aprile 2008
Se noi facessimo a noi stessi anche solo un po' di violenza sul principio, in seguito riusciremmo a fare qualsiasi cosa con facilità e gioia.Senza dubbio, questa di andar contro la propria inclinazione naturale non è cosa lieve, visto che è già difficile lasciare le abitudini contratte; d'altra parte se tu non ti disponi ora a vincere ciò che in te è piccolo e poco radicato, quando mai potrai vincere ciò che ha radici più profonde?
Fin da principio, dunque opponiti alla tua inclinazione e getta via ogni abitudine non buona......

 
dal capitolo XI-3 L'Imitazione di Cristo
tradotta da Franco Fochi
Oscar Mondadori
"De imitatione Christi libri quattuor"
edizione febbraio 1982

".....Misticismo non vuol dire astrattezza.E non sarà arduo arrivarci,solo che si consideri, per inverso, quanto penosamente astratto è questo tempo, così lontano dal misticismo.L'astrattezza è un idolo, ai giorni nostri; e la chiacchiera ne è il vangelo: con tutte le beghe, il vuoto, la nausea che ne derivano"
(dall'Introduzione di Franco Fochi  Natale, 1981)

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postato da: artemidoro alle ore aprile 15, 2008 22:20 | Link | commenti (4)
categoria:amore, riflessioni, letteratura, filosofeggiando, pensieronotte